La leggenda del "bue marino"
- Titolo
- La leggenda del "bue marino"
- Copertura territoriale
- da G. Gigli, Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto, 1893
- Descrizione
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Anche il mare ha le sue superstizioni… Piacemi qui registrare il pregiudizio del bue marino, nel quale ha credenza il popolo d´un piccolo villaggio: Avetrana, sita a due chilometri dal mar Ionio, e circondata da paludi. Da una di queste paludi, a sud-est del villaggio, esce, specialmente in tempo di burrasca, un cupo lamento, che si ripete di tratto in tratto per tre o quattro volte. Il lamento somiglia alla voce del bue, e nella notte risuona lugubremente per grande estensione di spazio. Anch´io, trovandomi in quelle vicinanze a caccia, l´ho ascoltato di giorno e di notte. È uno strano muggito, di bue ferito e agonizzante. Il popolo vi ha ricamato mille bizzarre storielle, tramandate di generazione in generazione. Chi racconta che un giorno, in quel punto, scomparve un gran cavaliere saraceno, montato su di un magnifico cavallo nero, colle armi, le corazze e le bardature di oro massiccio, e che da quel giorno invoca aiuto, senza che nessuno possa apprestargliene. Altri racconta che colà gettossi a capo fitto, nel cuor della notte, un frate, un giovane frate impazzito per amor d´una bella donna, e che quel / lamento che s´ode è la voce dell´infelice, condannato in eterno in quel luogo di martirio. Ed altri dice che un giorno dal prossimo mare uscì un gran mostro, che somigliava a un bue, ma era dieci o venti volte più grande di questo: pellegrinò il mostro per queste terre, poi cadde nella palude, da cui non può uscire. E altre, e altre ipotesi si fanno dalla feconda fantasia popolare. La verità scientifica è questa, se non cado in errore: la palude comunica per nascosti o sotterranei meandri, col mare Ionio; quando spira vento di scirocco, questo si gonfia a tempesta, e invade quella e altre paludi: entrando le onde violentemente nelle misteriose grotte del sottosuolo, producono quel lamento, o muggito. Ma il popolo di scienza non comprende neppure il nome, e sorride di incredulità a chi lo spiega così, e ritiene e tramanda di padre in figlio la graziosa leggenda sopra riportate.
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