Sarcofagi di San Pietro in Bevagna
- Titolo
- Sarcofagi di San Pietro in Bevagna
- Copertura territoriale
- Manduria - San Pietro in Bevagna
- Origine
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Davidde Petriaggi, F. Bruno, A. Lagudi, S. Medaglia, V. Puglisi, UCRCA – Underwater Cultural Routes in Classical Antiquity. Un progetto europeo per la promozione del turismo archeologico subacqueo, in ARCHAEOLOGIA MARITIMA MEDITERRANEA, 15•2018.
M.T. Giannotta, G. Quarta, A. Alessio, A. Pennetta, Provenance of the Roman marble sarcophagi of the San Pietro in Bevagna wreck, in ASMOSIA 10
https://www.patrimoniosubacqueo.it/il-relitto-di-san-pietro-in-bevagna/
Video di Alberto Angela per Super Quark - Descrizione
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Il relitto di San Pietro in Bevagna è ubicato a circa 70 m dalla costa, non lontano dalla foce del fiume Chidro. Il carico occupa un’area di circa 150 mq, su un fondale prevalentemente sabbioso, soggetto a frequenti insabbiamenti, a una profondità compresa tra 3 e 6 m.
Il relitto, noto fin dagli anni ’30 del XX secolo, fu investigato per la prima volta nel 1964 (da Peter Throckmorton e John M. Bullit) ed è stato in seguito oggetto di indagini da parte della Soprintendenza Archeologica di Taranto nel 1995 e dell’ISCR nel 2009; inoltre, tra il 2010 e il 2011, analisi mineralogico-petrografiche e isotopiche sono state effettuate sui campioni di marmo dal CNR-IBAM di Lecce, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e dall’Università del Salento. Il carico della nave è composto complessivamente da 23 sarcofagi (peso totale: 75 tonnellate ca.) in marmo bianco dolomitico delle cave di Vathy-Saliara, sull’isola di Taso, non finiti e di varie dimensioni: alcuni di forma rettangolare, altri ovali del tipo a lenos, con estremità arrotondate e bugne sporgenti, che potevano essere scolpite in un secondo momento con busti o protomi leonine.
Per una razionalizzazione degli spazi in fase di trasporto, tre sarcofagi di dimensioni particolarmente ridotte sono posti all’interno di quelli di dimensioni maggiori e tre esemplari sono doppi, cioè con due cavità affiancate e ottenute dallo stesso monolite, che sarebbero stati separati giunti a destinazione. Tra i materiali recuperati si segnalano: due frammenti in legno d’olmo, forse attribuibili alle ordinate della nave; una lamina e una lastra (della pompa di sentina?) in piombo, un anello sempre di piombo, frammenti di sigillata africana e di anfore, e la “cassa” di bordo con le monete. Il carico, datato al III secolo d. C., era verosimilmente destinato al mercato di Roma. Al fine di migliorare la fruibilità del complesso, sono stati posati sul fondale due pannelli esplicativi.
Contenuto: Sarcofagi di San Pietro in Bevagna
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