LA VITA IN CAMPAGNA: LE OLIVE
- Titolo
- LA VITA IN CAMPAGNA: LE OLIVE
- Copertura territoriale
- tutti i centri del GAL tdp
- Descrizione
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Il tempo delle olive nel Salento: lavoro, fatica e oro verde
Appena terminata la vendemmia, nel Salento contadino cominciava un’altra grande stagione di lavoro: quella della raccolta delle olive, che tradizionalmente prendeva avvio intorno al 2 novembre. Una data non casuale: segna l'inizio dell'autunno più profondo, quando le olive raggiungono la piena maturazione. A seconda delle varietà e delle tecniche di coltivazione, la raccolta poteva protrarsi fino a dicembre, talvolta gennaio, e in alcuni casi isolati anche fino ad aprile.
Un detto popolare ancora oggi vivo nella memoria dei più anziani recita:
“L’aulia cchiù penni e cchiù renni” – “L’oliva più pende, più rende”.
Un’espressione che riassume l’osservazione attenta del mondo agricolo: l’oliva più matura, pronta a cadere, è anche quella più carica di olio.
A differenza della vendemmia, spesso corale e festosa, la raccolta delle olive era un'attività più silenziosa e solitaria. Si lavorava in piccoli gruppi, raramente più di due o tre persone per albero. Era un tempo lungo, metodico, meno cantato ma non meno importante.
I metodi di raccolta
Due erano le tecniche principali utilizzate nella tradizione salentina:
-Scopatura da terra
Le olive venivano raccolte dal suolo, utilizzando una scopa di salimenti (realizzata con fascine di rami secchi), con cui si formavano i muntirruni — piccoli mucchi ordinati — poi raccolti a mano nei panari (cesti intrecciati). Le olive venivano quindi vagliate con lo scigghiaturu, uno strumento utile per separare le olive da pietre, foglie e impurità, prima del trasporto al frantoio (lu trappitu) in sacchi di juta.
-Raccolta diretta dall’albero (sprugghiata)
Più faticosa ma anche più pulita, prevedeva la rimozione manuale delle olive dai rami, o l’uso di piccoli rastrelli di legno. Le olive cadevano su grandi teli stesi ai piedi degli alberi, e da lì venivano raccolte e insaccate.
Curiosità: L’olio lampante e le vie del commercio
In passato, gran parte della produzione serviva a realizzare olio lampante, di qualità modesta, destinato all’illuminazione e al riscaldamento. Fino all’Ottocento, la città di Gallipoli fu il principale centro di smistamento dell’olio nel Mediterraneo. Era qui che si “batteva” il prezzo dell’olio, in quanto la città controllava l’esportazione verso altri porti europei e ottomani.
Dalla campagna al porto, le botti colme d’olio venivano trasportate su carrozze trainate da cavalli, seguendo percorsi che nel tempo formarono le “vie dell’olio”: sentieri ancora visibili sulle rocce calcaree salentine, segnate dal passaggio continuo dei carri (carrarecce). In alcuni tratti isolati, soprattutto tra i boschi di leccio, si verificarono anche assalti ai carri da parte di briganti, attratti dal valore di quel prezioso “oro verde”.
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La vita in campagna
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