ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE: I FRANTOI IPOGEI
- Titolo
- ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE: I FRANTOI IPOGEI
- Copertura territoriale
- ORIA
- Descrizione
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Uno degli esempi ricorrenti nella maggior parte dei paesi del G.A.L. Terre del Primitivo riguarda la presenza di frantoi ipogei. Anche Oria, favorita dall’abbondante presenza di roccia lungo le colline, era sede di queste antiche costruzioni usate nell’ambito rurale e che hanno caratterizzato anche l’ambito sociale. Le fonti storiche (catasti e stato delle anime) accertano la presenza di almeno 12 frantoi ubicati principalmente nel centro storico e sotto palazzi nobiliari o nelle immediate vicinanze di strutture cultuali. Attualmente si contano solo 3 frantoi ipogei di cui solo uno fruibile (fam. Pesce).
La vita da operai nel frantoio era ai limiti sia in senso igienico, ma anche sociale ed umano: il lavoro iniziava a fine settembre e si concludeva alla fine di marzo/ inizi aprile, ed in questo lasso di tempo il lavoratore era costretto a turni di 12 ore al giorno senza aver nessun contatto con l’esterno né con i propri familiari.
I bagni non esistevano venivano utilizzate delle buche scavate nella roccia, tipo piccole cisterne, che venivano ripulite saltuariamente. Una stanza veniva ricavata nella roccia ed era utilizzata come zona riposo per gli operai(i letti erano blocchi – balle- di paglia) il cui uso veniva alternato in base ai turni; un’altra stanza era adibita a stalla con mangiatoie e ganci in ferro conficcati nella roccia a cui legare l’asino, che rappresentava una parte importante nel ciclo di produzione dell’olio. L’animale veniva poi sacrificato a fine ciclo produttivo (aprile) in un banchetto cui partecipavano tutti i lavoratori impegnati (“capucanali”).
I frantoi ipogei, come detto, si trovano sotto imponenti edifici e si ottenevano scavando nella roccia ricavando dunque degli spazi in seguito ampliati e modificati col passare del tempo.
Ma come venivano portate le olive nel frantoio? Oltre agli spazi, venivano anche ricavate delle buche nella parte superiore della parete, che consentivano di comunicare con l’esterno: queste aperture, di forma circolare, venivano chiamate “le sciaie” oppure “lisciaii”. Il frantoio della famiglia Pesce, collocato proprio sotto un edificio nobiliare, si trova in un’area detta li sciaii: questo termine era comune in quasi tutte le città delle Terre del Primitivo, nonché del Salento.
- Collezione
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Oria