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Titolo
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ARCHITETTURE RURALI: REGIO TRATTURO MARTINESE
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Copertura territoriale
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ORIA
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Descrizione
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Come abbiamo accennato il territorio di Oria rappresentava un crocevia importante per le popolazioni e le città limitrofe, ma l’importantissimo argomento di cui vi parliamo affonda radici nell’età del Neolitico: stiamo parlando del Regio Tratturo Martinese, che attraversava e attraversa tutt’ora diversi centri appartenenti al G.A.L. Terre del Primitivo. Le carte ufficiali, che sono state oggetto di studio di comitati scientifici regionali, descrivono il tratturo come una strada lunga circa 100 km che metteva in comunicazione le aree vicine di Avetrana con quelle di Castellaneta, ai confini con la Basilicata. L’area di Oria (in rosso nella mappa sottostante) interessata era ed è Contrada Laurito (SP54), Contrada Argentone, Contrada Viprara (SP57), l’area della masseria “Case Grandi”, l’area del Santuario di San Cosimo.
La migrazione delle pecore, governate dai pastori,avveniva tra i territori salentini e i territori del Molise, Abruzzo, ma anche Lucani e campani (Sud della Campania), ed è considerata un’arte, l’arte della transumanza, che ha generato tra le popolazioni un importante intreccio sociale, storico ed economico. La transumanza era legata al culto e alla figura di San Michele Arcangelo la cui ricorrenza ricade nei giorni dell’8 maggio e del 29 settembre.
Perché la figura di San Michele Arcangelo, e quindi queste due date, sono legate alla transumanza?
Nel mese di maggio si ebbero le prime due apparizioni sul Gargano nell’anno 490 d.C., e con esse l’arrivo del suo culto in Europa attraverso i Longobardi, mentre la terza apparizione si ebbe il 29 settembre del 493 d. C.
Queste due date rappresentano la partenza del bestiame verso le terre salentine o abruzzesi: quando nel Salento la calda estate seccava i prati, a maggio, i pastori conducevano il gregge nei piani delle alture dell’Abruzzo e del Molise in cui trovavano ampie, verdi radure; viceversa, quando le alture abruzzesi iniziavano a ricoprirsi di neve, a settembre, il bestiame migrava nei territori salentini, dove le abbondanti piogge di settembre ridavano vita ai prati.
Al netto della parte storica, possiamo ben dire che la transumanza ha contribuito fortemente all’origine alla trama sociale odierna.
Vogliamo integrare con i versi di D’Annunzio.
I Pastori
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?
Qui i versi, in dialetto, di un pastore del luogo che esprime una commovente gratitudine al bestiame e ai cani pastore.
“Vivimu sempri assiemi (viviamo sempre insieme)
cari pecuri mia. (care mie pecore).
Turmimu sempri assiemi (dormiamo sempre insieme)
cari cani mia. (cari miei cani).
Mangiamu sempri assiemi (mangiamo sempre insieme)
e caminamu insiemi. (e camminiamo insieme).
Ni spetta strata longa (ci attende un lungo cammino)
cautu, friddu e ientu. (caldo, freddo e vento).
Ma sempri assiemi, (ma sempre insieme)
finu alla fini ti li giurni nueshrti. (fino alla fine dei nostri giorni).