LA VITA IN CAMPAGNA: IL POMODORINO DI MANDURIA
- Titolo
- LA VITA IN CAMPAGNA: IL POMODORINO DI MANDURIA
- Origine
- : https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/pomodorino-di-manduria/
- Descrizione
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La semina del pomodorino di Manduria inizia a fine febbraio, se i terreni sono in prossimità della fascia costiera, mentre nell’entroterra si sposta a marzo, nel periodo della tradizionale fiera Pessima, che si svolge da due secoli la seconda settimana del mese (l’origine del nome curioso di questo evento non è certa, secondo alcune fonti sarebbe legato alle condizioni meteorologiche spesso inclementi di quest’epoca). La coltivazione è manuale, non prevede irrigazione ed esclude trattamenti chimici (secondo le regole dell’agricoltura biologica). La raccolta inizia nel periodo di Sant’Antonio (13 giugno) e dura fino alla fine di luglio. Con i frutti più maturi si prepara la passata. Alcune famiglie – nel mese di agosto – lasciano appassire i pomodori su graticci di canne. Dai pomodori del primo palco – ossia i frutti migliori, che si trovano alla base della pianta – si recuperano i semi per la stagione successiva.
Tradizionalmente il pomodorino di Manduria si mangia fresco insieme al carosello, un cetriolo tipico della zona o nella “jatedda”, un’insalata estiva a base di pomodorini freschi, aglio, olio, sale, capperi e origano con cui si condiscono le friselle (pane biscottato).
Riferimenti alla sua coltivazione si riscontrano in Mariggiò A., (1969) - Formazione e destinazione del reddito nelle famiglie contadine in Manduria; nel testo di Mariggiò A., DeBlasi G., (1983) si fa preciso riferimento alla coltura del pomodoro locale coltivato in asciutto nell’area omogenea di Manduria-Maruggio (TA). Altri riferimenti alla sua coltivazione sono riportati in: “Puglia dalla terra alla tavola, Mario Adda Editore, 1979,” in cui si cita una superficie consistente coltivata a pomodoro a Manduria.
Dal 9 luglio 2018 il Pomodorino di Manduria è Presidio Slow Food.
- Collezione
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La vita in campagna