Titolo: Lizzano nella stampa. Nuovo Dialogo 1964-2020. Tradizioni e cultura.
Autori: Giuseppe Marino
Data di pubblicazione: 2023
Editore:
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Lizzano nella stampa. Nuovo Dialogo 1964-2020. Storia della Parrocchia San Nicola.
Autori: Giuseppe Marino
Data di pubblicazione: 2023
Editore:
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Lizzano. Quest’antica vita lungo l’Ostone
Autori: Paride Tarentini
Data di pubblicazione: 2001
Editore: Filo editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Lizzano. Insediamenti antichi in località Casabianca
Autori: Paride Tarentini
Data di pubblicazione: 2001
Editore: Filo editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Molto laboriosa era la raccolta dei fichi che iniziava ad agosto e continuava per tutto settembre. In questo periodo la famiglia pernottava in campagna, adattandosi in piccole casette rustiche, di pochi metri quadrati. Le donne raccoglievano i fichi dai rami più bassi, aiutandosi cu lu cruéccu, cu lu tréccu, bastone ricurvo usato per abbassare i rami più alti.
I fichi caduti a terra erano raccolti dai figli più piccoli e costituiva lo scarto che veniva venduto a prezzo più basso.
Li tagliavano a metà e li disponevano be allineati su cannizzi, cannicci, per farli essiccare al sole.
Se la raccolta era abbondante, li ammucchiavano all’ingresso di casa finché non venivano venduti ai compratori che con il traino passavano per le strade annunciandosi con un grido: ci teni fichi, ci teni fichi scaartu, chi ha fichi, chi ha fichi di scarto. I migliori frutti, quelli che avevano tutti la stessa forma e grandezza, venivano lasciati interi a seccare, poi venivano bolliti per pochi minuti e conservati in vasetti di coccio, coperti da un panno. Evaporata l’acqua si sarebbe creato uno strato zuccherino sopra. Molto golosi e spesso regalati ai bambini come dono della calza della Befana il 6 gennaio.
I fichi da cuocere si portavano al forno pubblico, sistemati in teglie. Ancora caldi, sistemati nei putàri, putàli, vasi di terracotta e conservati per il lungo inverno.
Tanti erano i giochi da fare all’aria aperta. Pochi giocattoli, qualche regola, ma tanto divertimento.
Li stacchi. È forse il primo gioco che i bambini fanno insieme si tratta infatti di disegnare per terra delle caselle (in genere 7) e saltare dentro. Esistono molti modi per definire questo gioco: mondo, campana, settimana, la luna ecc.
A spinci pareti.
Quattro cantoni. In ogni cantone (o angolo) si posiziona un bambino, mentre il quinto si pone al centro. Lo scopo del gioco per i cantoni è di riuscire a scambiarsi di posto senza che il bambino senza cantone riesca a occupare uno dei posti liberi durante la fase di scambio.
Un due tre ...stella (in realtà stai là). Tutti i bambini meno uno si mettono ad una certa distanza da un muro. La “stella”, dando le spalle al gruppo, conta “un due tre… stella!”, mentre gli altri si muovono verso di lui, quindi si gira di scatto: tutti i giocatori devono rimanere perfettamente immobili e in equilibrio nelle loro posizioni; altrimenti la “stella” può additarli e farli tornare alla linea di partenza.
A truddi. Il gioco delle 5 pietre. Antichissimo, giocato anche dai bambini messapici come attestato nella vetrina n. 22 del Museo Archeologico di Manduria
A Circhiu. Cerchione della bici fatto ruotare a gran velocità spinto con un ferro rigido.
Ruba bandiera. I bambini si mettono in riga, uno di fronte all’altro, e a ciascuno corrisponde un numero: quando il “giudice”, con un fazzoletto sventolante in mano, chiama un numero, gli avversari delle due squadre associati a quel numero devono correre, afferrare la “bandiera” e portarla oltre la loro riga di appartenenza senza farsi acchiappare o toccare dall’avversario.
Lu curru. Trottola da far ruotare sulla mano e poi lanciarla in un cerchio disegnato a terra.
La fionda. Una delle prime armi da "guerra". La fionda a forcella è quella costruita da tutti noi bambini utilizzando la camera ad aria delle biciclette. Come proiettili, i sassi.
La Lippa. Gioco da strada estremamente semplici da realizzare ma, come altri degli anni 50 piuttosto pericoloso. La lippa è formata da due pezzi di legno e il gioco consiste nel colpire la punta (con il pezzo a terra) e colpirlo nuovamente al volo cercando di lanciarlo più lontano possibile.
Fino all’Unità d’Italia la formazione e l’educazione scolastica era quasi esclusivamente maschile, ma anche con gli interventi post-unitari l’analfabetismo femminile toccava punte altissime soprattutto nei ceti meno abbienti.
La formazione femminile era considerata un lusso e addirittura una perdita di tempo, destinate ai lavori in casa o in campagna.
Le bambine più grandi accudivano i fratellini.
Le bambine potevano al massimo frequentare le prime due classi elementari per imparare a mèttiri la firma, a firmare.
Non si frequentava in appositi edifici scolastici, ma in case private e se i bambini erano pochi si formavano delle pluriclasse. Con la costruzione dell’edificio scolastico negli anni ’20 le classi, e l’accesso, divennero separati per genere.
Le famiglie manduriane più benestanti affidavano la formazione delle figlie a prestigiosi collegi come quello delle Marcelline a Lecce.
Estremamente severi gli insegnati che impartivano l’educazione con punizioni: far inginocchiare lo scolaro su ceci dietro la lavagna, colpire lo scolaro con colpi di riga sul palmo della mano. I genitori condividevano questa severità incoraggiandola con frasi: talli professò, ca li oli, dagliele, professore, perché le merita.
Le materie di studio nel 1928 comprendeva solo italiano, storia, geografia, scienze e aritmetica, ma anche bella scrittura, ortografia, conto, igiene, nozioni di diritto ed economia, lavori domestici e manuali.
Andammo a far colazione nella casa ospitale di don Eugenio Arnò; ed ebbi li occasione per la prima volta di esperimentare l'etichetta pugliese. Tutti gli ospiti sono invitati prima a prendere posto a tavola, e si siedono tutti da un lato, nella parte migliore, mentre il padrone e la padrona di casa occupano il posto più modesto. Don Eugenio mi raccontò diverse e curiose usanze di questa estrema parte, che adesso - sì comprende - vanno sollecitamente disparendo. "Ai miei tempi" diceva egli, "ero un famoso ballerino di pizzica-pizzica; e quarant'anni fa se c'era un matrimonio nel popolo, era sempre un giovanotto di buona famiglia, che dava il braccio alla sposa per accompagnarla in chiesa e poi a casa nuovamente; ed io sono stato spesso prescelto a fare il cacciatore, come lo si chiamava. Non mancavano i suonatori, e c'erano rinfreschi per tutti gli intervenuti. Il ballo veniva sempre iniziato dalla sposa e dal cacciatore, che ballavano insieme la "pizzica-pizzica" mentre lui gettava pugni di confetti sulla sposa, prendendoli dalle saccocce ricolme. Quando il ballo finiva, egli era obbligato a fare un regalo alla sposa; e quindi questa invitava il suocero o qualcuno che lo rappresentasse a proseguire la danza; e così a turno per tutti gli invitati che le regalavano in cambio un carlino d'argento. Se la sposa era bella e piacente, arrivava a fare fino a centocinquanta franchi in questo modo; “ma adesso" soggiungeva Don Eugenio: "con questo benedetto progresso tanto decantato da mio zio, il carlino d'argento si è cambiato in un pezzo da due centesimi, e quella povera gente non può neanche pagare le spese della musica, del vino e dei taralli. Qualche volta le feste di un matrimonio duravano due tre giorni. Quelli sì che erano tempi”, finiva don Eugenio con un sospiro.
Il matrimonio, spunsalizziu, era preceduto da una serie di cerimonie e preparativi: la menzaffita, mezza affida, si effettuava cu lu sciri a l’arciprèti, dare la promessa, almeno 4 giovedì prima della data stabilita per le nozze.
Da quel giorno cominciava lu bannimièntu, le pubblicazioni di nozze. Seguiva un a piccola e intima festicciola alla presenza del compari e della comare d’anello, futuri testimoni alle nozze.
Per il matrimonio tra consanguinei, un tempo molto diffuso, era necessaria una dispensa apostolica, accordata più facilmente se si dichiarava di aver avuto rapporti sessuali, eccesso di sfrenata libidine, sic., promettendo, però, un allontanamento fino al giorno del matrimonio, pena la scomunica. Alla possibile nascita di figli malformati da questi matrimoni si riferisce un proverbio: sangu cu sangu nno nci ttacca, tra consanguinei il matrimonio non lega.
Le partecipazioni di nozze erano inviate per mezzo di una donna che portava un vassoietto di dolci.
La casa degli sposi, arredata secondo le possibilità economiche delle rispettive famiglie, era aperta il giovedì precedente le nozze, ccu bètunu lu lietttu ti la zita.
In genere la madre della sposa esibiva la tota, il corredo, allineato su tavole e casse in bella mostra.
Due anziane parenti avevano provveduto a cunzàri lu lliettu ti la zita, ovvero sistemare le lenzuola e coperta ricamate e lu rufianu, striscia di stoffa ricamata che si usava al posto del risvolto del lenzuolo. Anche l’abito della sposa, che fino agli anni ‘30 non era bianco ed era acquistato dalla famiglia dello sposo, era esposto il giovedì.
L’attribuzione della dote era ritenuta un vero obbligo economico, come la verginità sotto l’aspetto morale, ed erano regolate da precise leggi previste nel Codice Civile.
Foto del 1954.
Uomini e donne intenti a disporre i fichi sui graticci di canne (cannizzi) per essiccarli al sole. Alle loro spalle una piccola casa di campagna con pergolato.
Tegnu n’erva ttaccàta a fàsciu, quant’ete giòvane, ete màsculu, quant’ete vécchia, ete fémmina.
Traduzione: "Ho un’erba legata a fascio, quando è giovane è maschio, quando è vecchia è femmina, perché spinosa.
Che cos’è?"
Soluzione: l'asparago pungente.
Alli toi, alli treti t’aprili, Jat’a cudd’ommu ca mi veni a vitìri.
Traduzione: "Beata quella persona che viene a farmi visita nei giorni due e tre di aprile"
Titolo: L’arte nella chiesa parrocchiale dell’Annunciazione a Torre Colimena
Autori: Battista Pezzarossa
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni, Arte
Titolo: Indirizzo, petizioni e pensieri del Comune di Manduria
Autori: Domenico Ciracì
Data di pubblicazione: 1821
Editore: Napoli presso Vincenzo Orsini
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il sito antico de Li Castelli presso Manduria (Taranto). Gli scavi, i risultati, le prospettive
Autori: L. Lepore
Data di pubblicazione: 2002
Editore: Barbieri
Argomenti: Storia e archeologia
Titolo: Il monastero delle benedettine di Manduria
Autori: Andreassi Giuseppe; Dimitri Elio; Alessio Arcangelo; Quaranta Antonio.
Data di pubblicazione: 1992
Editore: Regione Puglia C.R.E.S.C. TA/55 MANDURIA
Argomenti: Storia e Tradizioni
Realizzato in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Taranto, il volume documenta passato e presente di una delle più antiche comunità religiose femminili della diocesi di Oria: storia dell'istituzione; storia e descrizione della chiesa di San Giovanni Battista; elenco delle monache e badesse succedutesi. Il secondo contributo descrive la campagna di scavi effettuata nella chiesa, che ha restituito numerosi reperti e frammenti ceramici dipinti, graffiti e invetriati. Il terzo contributo documenta infine l'esperienza di restauro dei reperti fatta dagli allievi dell'Istituto d'Arte di Grottaglie. Ricco il corredo grafico e fotografico, anche a colori.
Titolo: Il dipinto predica di san Vincenzo Ferreri nella chiesa del Ss.mo Rosario di Manduria. Arte storia costume
Autori: Paola Nitti
Data di pubblicazione: 2018
Editore: Edizioni Giuseppe Laterza
Argomenti: Singoli artisti, monografie d'arte
Titolo: Il complesso conventuale di S. Francesco
Autori: Claudia Pagliarulo (a cura di)
Data di pubblicazione: 2004
Editore: Manduria : Essegipi
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il Cholera a Manduria – Cronaca e maldicenza
Autori: Carmelo Schiavoni
Data di pubblicazione: Ristampa dell’opera apparsa anonima nel 1886
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il cavallo farcinoso. Processo per la morte di un trappetaro nella Manduria di fine ‘800
Autori: Fulvio Filo Schiavoni
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il centro storico di Uggiano Montefusco – Via Palazzi – Via Cupone – Via Forno – Via Supporto
Autori: Giulio Becci
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni