Casalnuovo, 1695-1777.
Maggiori notizie si hanno di Matteo Niccolò, che era fratello più giovane di Diego Oronzo e di Giuseppe Domenico, nato a Manduria (e non a Oria, come riferisce il Bertacchi) nel 1696. Divenuto sacerdote, nel 1725 si trasferì a Roma, ove soggiornò almeno fino al 1730, quando partecipò a un concorso, indetto da Benedetto XIII per un quadro rappresentante un episodio della vita di S. Barbato: il dipinto è andato successivamente disperso, ma si sa che gli valse il conferimento del titolo di conte palatino e cavaliere dello Speron d'Oro. Ritornò in Manduria in un anno imprecisato, e divenne canonico e tesoriere della collegiata. In relazione alla sua attività di pittore si deve notare che l'unica pittura da lui firmata, a noi pervenuta ("D. Matteo Bianco ping."), è una tela, in cattive condizioni di conservazione, rappresentante una Annunciazione, nella chiesa del santuario della Madonna del Verde di Maruggio, ora cappella del cimitero, probabilmente proveniente dalla distrutta cappella di S. Giovanni, chiesa dell'Ordine di Malta, come sembra provare lo stemma gentilizio del maestro dell'Ordine che vi compare (segnalazione di M. Greco).
Morì a Manduria il 26 dic. 1777.
Curiosità. Tradizionalmente si riferisce che Matteo Niccolò fosse esperto nel restauro di tele ed affreschi, ma nulla conferma tale tradizione.
Curiosità. Gli è stata intitolata una via di Manduria.
L'ultimo dei Bianchi ad esercitare la pittura fu Giuseppe, figlio di Pasquale, di cui si ricorda solo che fu maestro di disegno per giovinetti e ritrattista.
Curiosità. In una perizia per contestazioni ereditarie si firma: "Giuseppe Bianco pittore et orologiaio”.
Figlio di Gaetano, nacque nell'agosto del 1685. Di lui si sa che fu pittore, ma nulla si conosce della sua attività. Ebbe un figlio, Pasquale, anch'egli pittore.
Curiosità. Solo di recente si è creduto di poter riconoscere la sua mano in un quadro della cattedrale di Monopoli, Sarcofago di s. Francesco di Paola, in cui appare un cartiglio con la scritta "Gius. Bianchi P....".
Nativo di Melpignano, ma trasferitosi verso la fine del secolo a Casalnuovo, oggi Manduria. Della sua attività sono testimonianza due tele firmate: una Pietà nella chiesetta della Pietà in Salice Salentino e la Madonna del Carmine nella chiesa delle Scuole pie di Manduria. Gaetano ebbe tre figli maschi, Diego Oronzo, Giuseppe Domenico e Matteo Niccolò, tutti e tre pittori.
Casalnuovo 1683-1767.
Figlio di Gaetano B., nacque a Manduria, dove fu battezzato nella Collegiata il 23 ag. 1683; svolse una larga attività, dipingendo numerosissime tele di soggetto religioso per chiese di Manduria e di altre città pugliesi, sulle quali spesso appose la sua firma, ora nella forma italiana (Diego Orontio fece...), ora in quella latina (Didacus Bianco invenit et pinxit): la diversità delle espressioni fece erroneamente credere che Didaco fosse un altro pittore della famiglia. Delle sue numerose opere si indicano, qui di seguito, le più importanti: Manduria, chiesa del Rosario: La Madonna del Rosario; chiesa madre: copia con varianti della precedente, La fuga in Egitto, La strage degli Innocenti; chiesa della Madonna del Carmine: affreschi della cupola. Altre sue opere si trovano a Massafra, a Brindisi a Monopoli. Nella collezione Arnò di Manduria si conserva un ritratto della nipote Susanna, che sposò il giurista G. B. Arnò, attribuito a Diego Oronzo per tradizione familiare. Morì il 14 nov. 1767.
Curiosità. Gli è stata intitolata una via di Manduria.
Sindaco di Casalnuovo nel 1648.
Curiosità: durante la sua amministrazione fu circoscritto il Ghetto degli Ebrei.
Curiosità: a lui è stata intitolata la scuola materna statale che si trovava in un’ala del vecchio ospedale e dotata di un giardino che si affacciava su via Bianchetti.
Curiosità. Gli è stata intitolata una via di Manduria.
Frate laico francescano.
Padre lama ha scritto di lui che fu “vestito l’anno 1606 e diede grande onore in vita e in morte di santità”.
Curiosità. Gli è stata intitolata una via di Manduria.
Manduria, 1893-1986.
Pittore
Curiosità. Ha realizzato il Ritratto di padre Leonardo Tarentini del 1937, conservato nella sagrestia della chiesa Madre, e una Madonna Immacolata conservata nell’istituto delle suore del Buon Pastore.
Manduria, 29 novembre 1959
È un compositore, arrangiatore e produttore discografico italiano, fondatore di quiet, please!, studio di registrazione e casa di produzione attivi in ambito discografico e pubblicitario.
Curiosità: è stato il produttore dell'artista con cui realizza il singolo Feeling Better e l'album di esordio intitolato Malika Ayane, (oltre che produttore, Ferdinando è compositore ed autore di gran parte delle canzoni). Nel 2009 accompagna al piano Malika Ayane al 59º Festival di Sanremo con il brano Come Foglie scritto da Giuliano Sangiorgi, prodotto ed arrangiato dallo stesso Ferdinando.
Nel 2010 firma la produzione del secondo album di Malika Ayane, Grovigli. All'album appartiene il singolo Ricomincio da qui che riscuote grande successo al Festival di Sanremo 2010 e in radio.
Manduria, fine ‘800 e prima metà del ‘900.
Pittore.
Belisario Arnò, dopo aver conosciuto a Lecce Filippo Smaldone, ebbe il merito di fondare in Manduria l’istituto per sordomuti, affidato alle salesiane dei Sacri Cuori.
Casalnuovo, 1633-1760-1961.
Laureato in medicina a Salerno, operò poi presso gli ospedali degli Incurabili a Napoli. La fama di ottimo medico lo impegnò spesso fuori per visitare e curare personalità di alto grado, il che gli procurò onori e ricchezza.
Fu sindaco di Casalnuovo negli anni 1734-1735. Durante la sua amministrazione si realizzarono alcune opere ancora oggi visibili: furono acquistati due orologi pubblici, sistemati in piazza Garibaldi e alla Porticella; furono lastricate l’attuale via F. Donno, che perciò fu chiamata via Insalicata; l’attuale via sen. Lacaita, le strade davanti e dietro la chiesa Madre, compresa quasi certamente anche via G. L. Marugj, che collegava il centro storico medievale con il nascente rione del Rosario.
Curiosità. Si interessò di cultura locale e scrisse: Dal fonte di Manduria e il vaglio, Dialogo sulla vita di Antonio Bruni di Manduria.
Curiosità. Gli è stata intitolata una via di Manduria.
Su una duna posta tra le contrade marittime Capoccia e Scorcialupi, sorge la cappella della Madonna dell’Altomare. Il ritrovamento in questo posto di una statuetta di Artemis Bendis comprova l’esistenza di culti di divinità femminili lungo tutta la costa ionica sino a Leuca, tra il IV e il III sec. a.C. Nei pressi della cappella, inoltre, restano visibili grossi blocchi monoliti, testimonianze di probabile datazione ellenistico-romana. In epoca cristiana, la venerazione della Vergine Stella Maris, protettrice dei pescatori, ha dato luogo a sentite feste e celebrazioni, che durano ancora oggi. Ogni 15 agosto, infatti, una suggestiva processione giunge via mare alla cappella, partendo dal porto della vicina Campomarino.
Su una duna posta tra le contrade marittime Capoccia e Scorcialupi, sorge la cappella della Madonna dell’Altomare. Il ritrovamento in questo posto di una statuetta di Artemis Bendis comprova l’esistenza di culti di divinità femminili lungo tutta la costa ionica sino a Leuca, tra il IV e il III sec. a.C. Nei pressi della cappella, inoltre, restano visibili grossi blocchi monoliti, testimonianze di probabile datazione ellenistico-romana. In epoca cristiana, la venerazione della Vergine Stella Maris, protettrice dei pescatori, ha dato luogo a sentite feste e celebrazioni, che durano ancora oggi. Ogni 15 agosto, infatti, una suggestiva processione giunge via mare alla cappella, partendo dal porto della vicina Campomarino.
A circa 200 m. da Torre Ovo, dal XIV sec. sino agli anni ‘70, fu attiva una tonnara, costituita da reti di grossi canapi, alte sino a 7 m., ancorate ai fondali da sassi e mantenute a galla da sugheri. Nello stesso sito, si scorgono i resti di una domus e di una strada ad opus spicatum di epoca romana (tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.), nonché alcune vasche scavate nella roccia, probabilmente utili all’estrazione del sale.
Nella baia antistante Torre Ovo, basta andare giù di circa 6 m. per poter godere di uno spettacolo unico al mondo. Ramificazioni e tronchi calcarei, simili a quelli d’albero, con strane cavità longitudinali, alcuni in posizione eretta e molti sparsi sul fondale, occupano una superficie di circa 800 mq., alternandosi a vasche circolari dello stesso materiale. Il sito, conosciuto con il nome improprio di foresta fossile, non ha alcuna origine vegetale. Si tratta, infatti, di concrezioni generate nei millenni da molluschi scavatori del sedimento. Le loro secrezioni avrebbero compattato la sabbia esterna alle loro gallerie e ai loro accumuli, facendoli resistere all’erosione marina.
Eretta alla fine del XVI sec. per volere di Carlo V, aveva la funzione di vigilare sull’insidia saracena dal promontorio sul mare, alto 15 m. Il piano terra era adibito a deposito di armi, viveri e acqua, quello superiore aveva invece stanze a uso abitativo e ospitava un camino per i segnali di fumo. Vi si accedeva da una scala di legno esterna, collegata al piano abitabile. Sulla facciata sono visibili le caditoie, da cui venivano lanciati liquidi bollenti o grossi pesi per fermare gli assalti nemici.
Dedicata alla Natività di Maria Vergine, fu eretta tra il XIV e il XV sec., sui resti di una chiesa bizantina. Disposta a ingresso unico, con tre navate e un cappellone dedicato al SS. Sacramento, sovrasta una suggestiva cripta, in cui riposano le spoglie di San Costanzo. Dopo il terremoto del 1743, la facciata fu rimaneggiata in stile barocco.
Dedicata alla Natività di Maria Vergine, fu eretta tra il XIV e il XV sec., sui resti di una chiesa bizantina. Disposta a ingresso unico, con tre navate e un cappellone dedicato al SS. Sacramento, sovrasta una suggestiva cripta, in cui riposano le spoglie di San Costanzo. Dopo il terremoto del 1743, la facciata fu rimaneggiata in stile barocco.
Edificato come castello nel 1368 dai Cavalieri di Malta, nel ‘500 divenne sede della Commenda Magistrale di Maruggio.
Le sale del castello sono state splendidamente restaurate e conservano ancora molti degli elementi originali, come affreschi, archi gotici e caminetti antichi. La sua architettura difensiva è evidente nelle possenti mura e nelle strette feritoie che erano utilizzate per proteggersi dagli attacchi esterni.
Il castello ospita anche un museo che racconta la storia e le tradizioni del territorio. Qui è possibile ammirare reperti archeologici, antichi manufatti e documenti storici che offrono una visione approfondita della vita nel passato di Maruggio e delle vicende legate al castello stesso.
Di particolare rilievo, i pregevoli stemmi che fregiano il palazzo.
Al Commendatore Alliata è riferito lo stemma (1560) posto sull’arco dell’ingresso, lato Piazza del Popolo. Accanto, un pregevole trittico che riproduce il blasone di Hugues Loubenx de Verdalle, Gran Maestro dell’Ordine di Malta dal 1582 al 1595, affiancato dagli stemmi dei Dignitari dell’Ordine stesso.
All’entrata di via Umberto I, le guide in pietra delle antiche bandiere dei Cavalieri di Malta delimitano un campo con le armi araldiche dei commendatori Alliata e Chigi.
Nel cortile interno, si apprezzano gli stemmi dei principi Alliata e di Pietro Francesco De Capua (1496-1525, fu il primo titolare della Commenda), oltre che i resti di una cappella dedicata a S. Maria della Visitazione.
Sotto il piano nobile il palazzo ospitava magazzini e frantoi.
Titolo: Cenni storici di Sava
Autori: Primaldo Coco
Data di pubblicazione: 1915
Editore: Lecce, tipografia Giurdignano, ried. Marzo Editore Manduria, 1984
Argomenti: Storia e Tradizioni
Napoli, 13 giugno 1864 – Manduria, 22 luglio 1947
Pittrice e secondo il critico massimo Guastella il cui ruolo storico-culturale tra Otto e Novecento è interamente da scrivere in sede storiografica. Chiamata dai contemporanei “Tonna Limpia masculu e femmina”, la definizione a lei affibbiata, rifletteva le caratteristiche fisiche, i tratti somatici e l'abbigliamento usuale, ma non di meno il pregiudizio che su lei gravava per via dello lo stato nubile e la percezione della sua sessualità. Dall’alunnato presso Rubens Santoro, a Roma, è indagata la sua personalità artistica attraverso la produzione in un tentativo di riordino cronologico e di analisi delle opere eseguite, per lo più nel genere del ritratto.
Curiosità. Il Circolo Cittadino di Manduria nel 1994 ha curato un libretto dal titolo ‘Olimpia e Michele Camerario – pittori manduriani’.
Curiosità. Nella foto Olimpia Camerario è ritratta in atto di dipingere il “Ritratto di Nicola Schiavoni” (presente in biblioteca).
Titolo: Olimpia e Michele Camerario
Autori: Circolo Cittadino Manduria (a cura di),
Data di pubblicazione: 1994
Editore: Tiemme
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Porte urbane nelle province di Brindisi, Taranto e Lecce
Autori: Bruno Perretti
Data di pubblicazione: 1997
Editore: Barbieri
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il santuario di San Pietro in Bevagna dipendente dei PP. Benedettini di Anversa
Autori: di Primaldo Coco
Data di pubblicazione: 1915
Editore: Tipografia Martinelli
Argomenti: Storia e Tradizioni