Chiese e monumenti
- Titolo
- Chiese e monumenti
- Riassunto
- Le Terre del Primitivo sono ricche di storia e spiritualità. Chiese, palazzi e monumenti raccontano di antiche vestigia.
- Descrizione
- Passeggiando per i centri storici degli undici Comuni, si respira un’atmosfera antica, dove chiese e monumenti raccontano secoli di fede e civiltà. Oltre alla Chiesa Madre, la più grande e importante del paese, ci sono innumerevoli altre chiese, piccole cappelle e conventi che si nascondono nei vicoli, testimoni di una devozione popolare ancora viva. Ogni angolo dei centri urbani conserva memorie del passato, custodite in pietra e silenzio. Anche la campagna, punteggiata di ulivi e vigneti, è ricca di chiesette e altri elementi di architettura cosiddetta minore.
- Sezione
- arte e cultura, siti archeologici
Contenuti
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Croce MissionariaA largo sant’Eligio, lasciata dai Padri Passionisti alla fine della loro missione. La colonna con nicchia sorregge la croce. Sulla croce un tempo si leggeva la data della missione, ma a causa di un incidente venne distrutto e ricostruita
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Torre dell'orologioÈ una cappella che dista qualche isolato dalla Chiesa Madre ed è dedicata al Santo Patrono di Uggiano, San Nicola, festeggiato l'8 e il 9 ottobre. Recentemente restaurata ad opera dell'Architetto francavillese Mario Passaro con due interventi separati di impermeabilizzazione delle coperture e asportazione di incrostazioni dai prospetti, in questa cappella viene celebrata la "Novena". Ai tempi del terremoto del febbraio 1743 per esempio funse da parrocchia a causa del crollo della medievale Chiesa Matrice. La tradizione, poi, tramanda l’usanza secondo la quale visitare il Santo nei giorni della sua festa (8 e 9 ottobre) da parte delle giovani ragazze, garantiva l’esaudimento delle proprie aspirazioni in merito all’uomo da sposare. Nel 1961 sono state eliminate le due colonne all’ingresso e gli scalini che erano utilizzati dai cittadini che qui si incontravano. Il dislivello venne appianato per consentire alla statua di essere portata fuori in sicurezza. Durante i lavori venne trovata una sepoltura. Fino al secolo scorso il camposanto degli uggianesi era il borgo o la chiesa. Tre spighe di grano stemma civico di Uggiano e simbolo di fecondità della terra e del prodotto agricolo più diffuso a Uggiano. Antico stemma fino al dicembre del 1816 quando, a causa della legge sul riordino dei comuni promulgata da Ferdinando I di Borbone, il piccolo casale divenne. Le stemma è stato restaurato/rifatto durante i lavori di restauro. In alto si legge la data 1719, anno della ricostruzione. La cuspide richiama la trinità. In alto una croce, ai lati due piccole piramidi. Sulla campanella: Trani, 1891. Il primo documento che fa riferimento alla chiesa risale al 1629: una visita pastorale. Si racconta che essendosi logorata la vecchia la statua ne fu ordinata una nuova a Lecce e l’artista incaricato ne aveva già una pronta che raffigurava Sant’Agostino in paramenti latini e che era stata commissionata dagli Agostiniani di Manduria. Questi, però avevano rifiutato il lavoro ultimato non ritenendolo corrispondente all’immagine, così gli uggianesi rilevarono la statua alla quale fecero fare le giuste modifiche. Ecco perché il santo indossa abiti romani e non orientali. Il libro delle confessioni divenne il libro del Vangelo e su di esso vennero appoggiate le tre sfere d’oro (riferimento alle tre fanciulle aiutate dal Santo, ma anche simbolo di Trinità con riferimento alle dispute sostenute da San Nicola al concilio di Nicea. Ai piedi della statua la tinozza con i tre bambini: Secondo una prima versione, il fatto sarebbe accaduto mentre Nicola si recava al concilio di Nicea. Fermatosi ad un'osteria, gli fu presentata una pietanza a base di pesce, almeno a quanto diceva l'oste. Nicola, divinamente ispirato, si accorse che si trattava invece di carne umana. Chiamato l'oste, espresse il desiderio di vedere come era conservato quel "pesce". L'oste lo accompagnò presso due botticelle piene della carne salata di tre bambini da lui uccisi. Nicola si fermò in preghiera ed ecco che le carni si ricomposero e i bambini saltarono allegramente fuori dalle botti. La preghiera di Nicola spinse l'oste alla conversione, anche se in un primo momento questi aveva cercato di nascondere il suo misfatto.
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Cappella di San NicolaÈ una cappella che dista qualche isolato dalla Chiesa Madre ed è dedicata al Santo Patrono di Uggiano, San Nicola, festeggiato l'8 e il 9 ottobre. Recentemente restaurata ad opera dell'Architetto francavillese Mario Passaro con due interventi separati di impermeabilizzazione delle coperture e asportazione di incrostazioni dai prospetti, in questa cappella viene celebrata la "Novena". Ai tempi del terremoto del febbraio 1743 per esempio funse da parrocchia a causa del crollo della medievale Chiesa Matrice. La tradizione, poi, tramanda l’usanza secondo la quale visitare il Santo nei giorni della sua festa (8 e 9 ottobre) da parte delle giovani ragazze, garantiva l’esaudimento delle proprie aspirazioni in merito all’uomo da sposare. Nel 1961 sono state eliminate le due colonne all’ingresso e gli scalini che erano utilizzati dai cittadini che qui si incontravano. Il dislivello venne appianato per consentire alla statua di essere portata fuori in sicurezza. Durante i lavori venne trovata una sepoltura. Fino al secolo scorso il camposanto degli uggianesi era il borgo o la chiesa. Tre spighe di grano stemma civico di Uggiano e simbolo di fecondità della terra e del prodotto agricolo più diffuso a Uggiano. Antico stemma fino al dicembre del 1816 quando, a causa della legge sul riordino dei comuni promulgata da Ferdinando I di Borbone, il piccolo casale divenne. Le stemma è stato restaurato/rifatto durante i lavori di restauro. In alto si legge la data 1719, anno della ricostruzione. La cuspide richiama la trinità. In alto una croce, ai lati due piccole piramidi. Sulla campanella: Trani, 1891. Il primo documento che fa riferimento alla chiesa risale al 1629: una visita pastorale. Si racconta che essendosi logorata la vecchia la statua ne fu ordinata una nuova a Lecce e l’artista incaricato ne aveva già una pronta che raffigurava Sant’Agostino in paramenti latini e che era stata commissionata dagli Agostiniani di Manduria. Questi, però avevano rifiutato il lavoro ultimato non ritenendolo corrispondente all’immagine, così gli uggianesi rilevarono la statua alla quale fecero fare le giuste modifiche. Ecco perché il santo indossa abiti romani e non orientali. Il libro delle confessioni divenne il libro del Vangelo e su di esso vennero appoggiate le tre sfere d’oro (riferimento alle tre fanciulle aiutate dal Santo, ma anche simbolo di Trinità con riferimento alle dispute sostenute da San Nicola al concilio di Nicea. Ai piedi della statua la tinozza con i tre bambini: Secondo una prima versione, il fatto sarebbe accaduto mentre Nicola si recava al concilio di Nicea. Fermatosi ad un'osteria, gli fu presentata una pietanza a base di pesce, almeno a quanto diceva l'oste. Nicola, divinamente ispirato, si accorse che si trattava invece di carne umana. Chiamato l'oste, espresse il desiderio di vedere come era conservato quel "pesce". L'oste lo accompagnò presso due botticelle piene della carne salata di tre bambini da lui uccisi. Nicola si fermò in preghiera ed ecco che le carni si ricomposero e i bambini saltarono allegramente fuori dalle botti. La preghiera di Nicola spinse l'oste alla conversione, anche se in un primo momento questi aveva cercato di nascondere il suo misfatto.
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Cappella della Madonna del RosarioÈ una cappella attigua alla Chiesa Madre e risale al 1749. Comunica con la chiesa principale ed è sede dell’omonima confraternita, e da questa fortemente voluta. A navata unica a tre campate, molto semplice e priva di stucchi. Volta a stella con 4 punte La campana pregevolmente fregiata, davanti in rilievo, la Madonna con il bambino e al lato destro l’iscrizione: IN TE DOMINE SPERAVIT NON CONFUNDAT IN AETERNUM. Dietro la figura di San Nicola con la mano alzata (1961).
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Chiesa MadreDedicata alla Madonna Assunta, fu costruita su una precedente piccola chiesetta nel 1794 e finanziata dalla piccola comunità ma soprattutto da Marianna Giannuzzi che diede 725 ducati, cioè il reddito di un intero anno. Tarentini parla di 500 ducati, il Becci 725, 425 dice Bentivoglio. Originariamente dedicata a Santa Maria del Campo Verde e doveva seguire lo stile romanico e molto probabilmente l’ingresso/facciata era rivolto e est. Ma a causa dell’incuria molti erano i danni nel 1780. Forse a causa del famoso terremoto. La sede fu scelta proprio per la piccola sopraelevazione del sito e doveva dominare sul piccolo borgo, senza, però superare l’altezza del castello. Solo dopo il restauro del 1794 l’altezza della chiesa superò quella del castello, evidentemente il potere era passato di mano. Durante i lavori le funzioni vennero celebrate nella cappella di San Nicola. Nel 1900 la chiesa fu ingrandita. Venne sfondato il muro a nord e se ne ricavò l’attuale abside. Allo stesso periodo risale la piccola cantoria. A navata unica decorata con stucchi. Oltre all’altare maggiore del 1919 ci sono l’altare di San Nicola di Mira (a d.) e l’altare del Sacro Cuore di Gesù a s. Nell’abside ci sono 4 nicchie che ospitano statue in cartapesta leccese: Madonna del Rosario, Sant’Antonio da Padova, Immacolata e Addolorata. Nella nicchia sotto l’altare del sacro Cuore di Gesù, il Cristo Morto. La chiesa venne ingrandita nel 1900 per venire in contro all’aumento demografico. Conserva belle tele dei fratelli Bianchi (pittori manduriani del settecento). Suggestivi sono gli affreschi del pittore manduriano Ettore Marzo che, negli anni sessanta del Novecento, quando furono eseguiti interventi strutturali nella chiesa, la impreziosì ancor più. Oltre ai Quattro Evangelisti, particolarmente interessante e l'immagine raffigurante San Pietro che sembra posare i piedi sulla sabbia ed ha sullo sfondo una marina, richiamando all'attenzione la spiaggia di San Pietro in Bevagna, luogo di sbarco in Italia del Santo. La campana del 1679 rimossa e fusa nel 1941. La tela dell’Ultima cena di Pasquale Bianchi è una delle ultime opere del pittore che la eseguì a 73 anni, così come la Crocifissione. In quest’ultima opera il pittore venne probabilmente aiutato dal padre, ormai anziano, e il figlio Giuseppe. Nella tela di San Nicola di Pasquale Bianchi si nota la chiesa madre e il castello di Uggiano.
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Torre, magazzini e Cappella della Salina Monacil nome Monaci deriva dai Monaci Benedettini, che a partire dall’anno mille avevano reso quest’area una fabbrica del sale. L’acqua marina si depositava durante le mareggiate in una depressione naturale. Per migliorarne lo sfruttamento, i monaci tagliarono la roccia creando un canale di scorrimento e regolazione dell’afflusso di acqua, e realizzarono edifici per la lavorazione ed il deposito del sale, oltre ad una torre di guardia e ad una cappella affrescata dedicata alla Madonna del Carmelo. I Magazzini sono un complesso con volta a botte di 3 locali piuttosto ampi (misurano 25×8 mt). La Cappella si trova a poche decine di metri dal complesso dei magazzini e conserva ancora la volta originaria, le pareti son affrescate. La Torre ha base quadra e tronco piramidale. Negli anni che vanno dalla fine del 1800 agli anni ’40 si proposero interventi di bonifica per il problema della malaria, qui particolarmente diffusa. Per fortuna gli interventi furono minimi, e non compromisero la Salina e i suoi panorami. A partire dagli anni ’60 la Salina fu oggetto di pesanti interventi di speculazione edilizia e sviluppo turistico incontrollato. Furono distrutte dune e importanti distese di macchia mediterranea, le falde furono inquinate, la salina fu persino utilizzata come campo di calcio estivo. A ciò si aggiunse la nefasta presenza dei bracconieri. Gli anni successivi rappresentarono un’inversione di rotta, una nuova sensibilità ambientale e l’impegno delle istituzioni portarono ad interventi a tutela della zona e all’istituzione, nel 2000, dell’Area protetta delle saline di Torre Colimena, dal 2010 inserita nell’elenco delle aree protette italiane.
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Madonna del MareLa statua della Madonna del Mare si trova a circa mezzo miglio dalla costa, a 17 metri di profondità nei fondali di Torre Colimena, in direzione sud-sud-est. Fu collocata nell’ottobre del 2008, dal Corpo Carabinieri Subacquei, una statua bianca della Madonna in seguito a un progetto proposto dal Gruppo Subacquei Alfa A.P.S. MADONNA DEL MARE DI AVETRANA. La Madonna del Mare si festeggia con un rito suggestivo l’ultima domenica di luglio. Oltre a processioni, canti ed inni, viene deposta, alla base della statua, una teca contenente alcune frasi che i credenti del posto rivolgono alla Madonna.
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Chiesa dell'AnnunciazioneLa prima pietra è stata posta da mons. Armando Franco il 12 agosto 1990 e mons e il vescovo Marcello Semeraro l’ha consacrarla, quando i lavori furono terminati, il 6 agosto 2000. La chiesa dell’Annunciazione si presenta come un edificio imponente ma snello. un’unica navata, ampia e luminosa, che termina con l’area del presbiterio, al quale si accede attraverso quattro ampi gradini. L’altare, l’ambone e il battistero sono stati collocati negli anni 1993-94, mentre negli anni successivi sono state realizzale le vetrate da Francesco Selvaggi, artista del vetro e della luce: La vetrata della foto 1 raffigura l’“Annunciazione dell’Angelo a Maria. Nella stessa parete altre due vetrate artistiche realizzate nel 1999, raffigurano la “Nascita di Gesù” (foto 2) e la “Resurrezione” (foto 3). Francesco Selvaggi ha altresì realizzato (2009-2010) le ventitré vetrate artistiche che «si sgranano come i grani del Rosario lungo le pareti dell’unica navata» e raccontano le vicende terrene della Vergine Maria fino alla sua proclamazione di Madre della Chiesa. “La nascita di Gesù” (foto 4), “L’incontro con i pastori” (foto 5), “L’incontro con i Magi” (foto. 6), “La fuga in Egitto” (foto 7), tanto vicine al tempo liturgico che il mondo cattolico sta vivendo.
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Monastero dei benedettini di San Pietro in BevagnaNel 1092 San Piero fu ceduta si monaci Benedettini di Aversa, i quali vi stabilirono la loro comunità. Dal punto di vista religioso essi diedero impulso al culto di San Pietro ed i pellegrinaggi aumentarono a tal punto che si cercò i organizzarli in periodi prestabiliti. Anche sul piano economico la loro presenza fu efficace. Nel 1172 acquistarono la Salina di Torre Colimena da Guglielmo il Buono. Nello stesso anno si attesta la presenza di un mulino nel fiume Bevagna. Il convento venne soppresso e quindi abbandonato ai primi dell’800
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Torre di San Pietro in BevagnaTorre costiera anti-saracena, annessa alla chiesa di San Pietro, situata in Piazza delle Perdonanze in pieno centro di San Pietro in Bevagna, la marina di Manduria. Comunica ad est Torre Colimena, ad ovest con Torre Borraco, a nord con Torre la Marina. Ha una singolare pianta a stella con quattro punte, detta "a cappello di prete", unica insieme a torre Santa Sabina e a torre della tonnara di Cofano. La torre è stata donata nel 1092 da Ruggero d'Altavilla ai monaci dell'Abbazia di San Lorenzo di Aversa, che tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo vi costruirono una chiesa dai caratteri neogotici. Nel 1578 la Regia Corte espropria la torre ai benedettini di Aversa con una somma di 807 ducati e viene ceduta alla diocesi di Oria come dimora del rettore del santuario nel 1845 da Francesco II delle Due Sicilie. Diviene di proprietà demaniale nel 1860 con l'incameramento dei beni di proprietà ecclesiastica da parte del Regno d'Italia, per poi essere ceduta al comune di Manduria quarant'anni dopo. Nel corso degli scavi archeologici eseguiti nel 2004 sono stati riportati alla luce sepolture di epoca bizantina e reperti numismatici, facendo supporre l'esistenza di una precedente cripta ipogea al di sotto della chiesa. Presenta una facciata a capanna con portale lunettato contenente uno stemma papale in bassorilievo e sormontato da una finestra e altri due stemmi ai lati di essa, per poi terminare con un piccolo campanile a vela sulla cima. L'interno è costituito da un'unica navata con l'altare ricavato nella torre.
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Tempera con i SS. Pietro e Andrea e Marco nel Santuario di San Pietro in BevagnaLa tempera ottocentesca, commissionata da un devoto di Copertino, è stata solo restaurata dall’artista calabrese Francesco Antonio Lupo, La tempera rappresenta i tre Santi che, secondo la tradizione, sbarcarono sul lido di Bevagna intorno al 44 d.C., battezzando e operando la conversione al cristianesimo delle genti pagane qui residenti. Sono presenti tre iscrizioni, databili al sec. XIX: la prima è collocata sul lato sinistro del dipinto, a mezza altezza, e recita: “Restaurare fecit Rector Augustinus Subcentor Guarini Anno D. 1852 m. Junii D. 19”; sul lato destro, sempre a mezza altezza, c’è una seconda iscrizione, della stessa mano della precedente, che recita “Pictor Franciscus Lupo”. Infine, appena leggibile, sul lato destro della tempera, si individua una terza iscrizione, stesa da una mano diversa dalle altre due e più antica, che recita: “Angelo Lezzi da Copertino per suo voto e divozione”.
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Santuario di San Pietro in BevagnaIl santuario è dedicato a San Pietro Apostolo. Fu edificato su una torre di avvistamento di epoca medievale. Secondo la tradizione sorse nel luogo lì dove si diceva che l'Apostolo Pietro fosse sbarcato con gli Apostoli Andrea e Marco nel 44 d.C. Il santuario è al centro dell’importante rito cristiano delle “Perdonanze”, per mezzo del quale si possono ottenere indulgenze. Il rito viene celebrato tre il 2 e il 3 di aprile di ogni anno. Ancora più suggestiva e antica è il rito della processione. I pellegrini partendo da San Pietro arrivano a Manduria a piedi e per tutto il tragitto si susseguono canti, preghiere e invocazioni. Alcuni pellegrini, in segno di penitenza trasportano pesanti tronchi di alberi Su questo pellegrinaggio esistono svariati filmati, uno in particolare è degno di nota poiché fu registrato negli anni ’30.
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Dipinto di Santa Cecilia nella Chiesa Madonna del CarmineSulla controfacciata della chiesa, sopra la cantoria, si può ammirare Santa Cecilia, prorettrice di musicisti, mentre regge un organetto. Introno musici con violini, cetre e trombe. La pittura è stata realizzata da PP. Salinaro nel 1954
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Cappella ruraleSemplice, lineare a fatta con conci di tufo, come nella tradizione popolare, non se ne conosce la datazione. All’interno tre affreschi molto sbiaditi: deposizione di Cristo con a s. Maria di Magdala che accarezza il corpo di Gesù e dietro Maria, madre di Gesù, semisvenuta, sotterra da Maria di Cleofa; Sant’Antonio con il bambino seduto sul libro. Alle spalle del santo si nota una chiesa con un campanile e la sagoma di una serie di alberi; sacra famiglia. A d. San Giuseppe che tende la mano a Gesù in piedi. A s. Maria, ma l’immagine è quasi scomparsa. Leggenda: gli anziani di Fragagnano ricordano che un loro compaesano veniva di notte, tormentato da una voce che gli rivelava l’esistenza, nei sotterranei della cappella, di una capasa piena di ori che avrebbe arricchito colui che fosse stato in grado di ritrovarla. L’uomo incuriosito chiese dove fosse l’acchiatura, ma la voce gli disse che il posto gli sarebbe stato svelato solo a condizione che lui, di notte, lasciasse una bambina in fasce sull’altare della cappella, solo il tempo di prendere quel tesoro; non gli veniva promesso, però, che al ritorno l’avrebbe trovata. Credendosi furbo portò un bambino di 5/6 anni, la capasa la trovò, ma piena di cenere. Dopo essere fuggito con il bambino quella voce tornò a tormentarlo, rimproverandolo per non aver rispettato le condizioni e quindi l’incantesimo sciolto per sempre.
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Palazzo MarchesaleCon ogni probabilità, il palazzo fu costruito agli inizi del ‘700, considerato che l’allora barone di Fragagnano, Francesco Maria dell’Antoglietta, acquisì il titolo di marchese nel 1701 e stabilì, in seguito, la sua dimora proprio in questo edificio. La parte più antica della costruzione è composta da due vani, con volta a crociera stellare, che guardano all’esterno mediante due finestre in carparo, decorate con stemmi e tralci di vite. Agli inizi dell’’800 il palazzo fu abitato dai marchesi Agustini-Dell’Antoglietta, ma solo nel piano inferiore. Il piano nobile fu aggiunto in seguito, con la creazione di un granaio coperto da tegole. Venne accorpato anche un nuovo edificio, ospitante delle stalle e una cucina con un grande camino al primo piano. Oggi il complesso è di proprietà comunale.
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Palazzo BaronaleLe prime notizie storiche relative al palazzo risalgono al 1487, anno in cui il cespite entrò nel testamento dell’allora barone di Fragagnano, Cola Mattia Dell’Antoglietta. L’edificio, fortificato e dotato di una torre, fu probabilmente eretto per contrastare gli assalti dei predoni locali e dei pirati che dal mare si spingevano sino al l’entroterra. La torre, a base quadrata, si addossa all’edificio rinascimentale, più volte architettonicamente rivisitato. A tal punto che alla torre originaria potrebbe esserne stata affiancata un’altra successiva, per conferire all’intero complesso l’aspetto di una dimora palazziata, come era uso nel Cinquecento in Terra d’Otranto. Pregevoli sul lato occidentale del palazzo una statua di Sant’Irene sul cornicione e i fregi che incorniciano le due finestre del piano superiore.
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Chiesa Madonna del CarmineLa chiesa fu edificata nel 1911, laddove ne pre-esisteva un’altra probabilmente antecedente al 1779, anno di fondazione della Confraternita della Madonna del Carmelo che le dà il nome. La facciata, sobria ed elegante, è di gusto neoclassico, fregiata da quattro lesene e altrettanti capitelli di tipo corinzio. L’interno, disposto su un’unica navata con cappelle laterali non comunicanti tra loro, ospita un pulpito in legno e una teoria di santi carmelitani, con la Vergine del Carmelo al centro della cupola presbiteriale, nell’atto di porgere lo scapolare della Confraternita alle anime del Purgatorio.
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Cappella della Madonna del FavoreA circa 1 km dal centro abitato, sulla strada che porta a Grottaglie, sorge una cappella molto cara ai Fragagnanesi. L’orientamento del suo ingresso, disposto secondo l’uso del rito greco, potrebbe far risalire questo luogo rurale di culto al medioevo bizantino. Certo è che se ne hanno le prime notizie storiche nel 1557, in seguito alla visita pastorale dell’allora arcivescovo di Taranto Lelio Brancaccio. La chiesetta sarebbe stata edificata per celebrare il rinvenimento, in un pozzo vicino, di una lastra metallica, con sopra dipinta la Vergine con Bambino. L’antica icona fu poi trafugata e sostituita da una statua in gesso.
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Calotta interna della cupola della Chiesa MadreLa possente cupola, edificata secondo tradizione bibliografica nei primi dell’800, è voltata a vele, con un lanterna poligonale con bulbo della stessa forma, poggiante su un alto tamburo ottagonale, sui cui lati alternati si aprono delle ampie finestre arcate, domina l’intera struttura. Il La ciclo pittorico della decorazione della Cupola si sviluppa in 8 spicchi: una schiera celeste di 40 angeli ben visibili, seguiti da altre figure celestiali. L’intero blocco è poggiante sui quattro pennacchi arrecanti singolarmente gli Evangelisti, nonché Dottori della Chiesa, seduti su un trono di nubi.
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Vetrata artistica in Chiesa MadreVetrata artistica in vetro cattedrale fusa a piombo, ubicata nella Chiesa Matrice " Ss. Maria Immacolata ", edificata nel 1774 a Fragagnano (Ta) La presente è una delle vetrate artistiche a forma di "campana", presente sull'asse simmetrico del braccio trasversale in corrispondenza della cappella votiva del 1821, dedicata a Sant'Antonio di Padova, santo patrono di Fragagnano. La linea perimetrale è una sorta di "campana", figura ottenuta da tre cerchi con raggio e origine differenti, posti uno sull'angolo superiore e gli altri due su quelli inferiori con un raccordo laterale. La figura nata, rappresenta una tipica forma architettonica del barocco pugliese. Sull'intera figura è posto un traforo a piombo, atto a sigillare le formelle del vetro cattedrale policromo. La vetrata istoriata si sviluppa aa partire dal nucleo centrale di essa. La forma ellittica e la gamma cromatica disponibile, ha permesso ai mastri vetrai dell'epoca, di creare un'opera d'arte sacra raffigurando, sotto forma di icona - vetrata, passi delle Sacre Scritture. La vetrata laterale come il rosone centrale, aperta sulla fronte della chiesa, richiama un elemento decorativo, risultante dalla composizione ellittica che segue la silouette di una campana. Gli archetipi del rosone o delle arcate nell'architettura religiosa sono gli “occhi” delle basiliche, ad incominciare da quelle romane del V-VI secolo. Il rosone ebbe una prima diffusione nella seconda metà del XII secolo in tutta l'Italia Settentrionale. Parallelamente a questo sviluppo nell'Italia Settentrionale si assistette ad una fioritura di rosoni anche in Puglia fin dal XII secolo. Nelle sue campiture, che possono essere a forma di raggio o a forma di stella e di altre figure geometriche, compaiono raffigurati nel vetro decorazioni ricche di simboli. Secondo la simbologia cristiana, sui rosoni e sui vetri cattedrale, al centro di essi vi si poneva la figura di Cristo. Spesso accadeva nelle chiese medievali ( romaniche e gotiche), proseguendo anche per quelle barocche, si trova la figura di Cristo, la quale sta ad indicare il ruolo determinante del Salvatore al centro del progetto escatologico divino. Il rosone indicava anche, nelle chiese di architettura romanica, la ruota della Fortuna. Va inoltre ricordato che nel Medioevo dominava il teocentrismo (Dio al centro di ogni cosa). È lui il centro della storia della salvezza, il centro del fluire del tempo degli uomini. Talvolta all'esterno di alcuni rosoni sono collocate delle figure umane: un richiamo all'inconsistenza, alla precarietà delle cose profane. Altre volte si trovano i simboli degli evangelisti (il tetramorfo) per richiamare che dal centro-Cristo promana la parola della salvezza che si diffonde in tutto il mondo. Per la delicatezza aerea degli elementi portanti, la realizzazione del rosone comportava una straordinaria abilità tecnica e maestri vetrai, scultori e scalpellini collaboravano insieme per la sua realizzazione. Di solito il rosone più importante era collocato sulla facciata d’ingresso della cattedrale, sopra il portale, mentre altri si trovavano nelle facciate laterali dei transetti. In una chiesa buia, la funzione del rosone o delle vetrate laterali, era comunque, quella di invitare alla contemplazione e alla preghiera. Nella presente vetrata vi sono più elementi tratti dai passi più significativi delle Sacra Scritture. A primo acchito, dall'esame di questa vetrata, è facile scorgere al primo livello inferiore, il “GIGLIO” il cui significato, secondo la Traditio Catholica Romana è accostabile alla purezza di Cristo. I tre petali del giglio vennero anche ritenuti simbolici delle tre virtù: fede, speranza e carità e quindi allusivi alla Sacra Trinità. Simbolo della Passione di Cristo sulla croce e della Santa Rinascita nella primavera della Pasqua cristiana, il giglio fu considerato candido quanto era puro il Salvatore e simile alla tromba dell’Angelo Gabriele che gioioso annuncia la Resurrezione per la sua forma a cono. Successivamente vi è il trigramma JHS, spesso stilizzato con una croce nella H, è il "nomen sacrum" che fin dal Medioevo ha un uso amplissimo nell'arte figurativa della Chiesa cattolica come Cristogramma. Esso indica il nome ΙΗΣΟΥΣ, cioè " Iesous ", Gesù, in lingua greca antica in caratteri maiuscoli. La sigma (la S finale), inoltre, era spesso scritta nella forma di sigma lunata o uncinata, da come si può notare anche nella medesima vetrata. Gli stessi San Bernardino da Siena, e San Vincenzo Ferrer, diffusori del monogramma, sono anche coloro che forniscono anche un altro significato: J = Jesus, H = Hominum, S = Salvator. Sulla croce è posto anche il SOLE NASCENTE, chiaro segno distintivo della resurrezione di Gesù Cristo dalla morte, nonché Dio Supremo. Le tre STELLE sono simbolo di grandezza ineffabile del Creatore e nel cielo notturno diventano un richiamo alla anime create. Le tre stelle che compaiono quasi al centro della vetrata, sono un antico simbolo siriaco di verginità. Esse hanno due significati: il primo è un simbolo della castità di Gesù e Maria (prima e dopo il parto); in secondo luogo, è il simbolo della Santa Trinità. In molte icone la figura di Gesù bambino copre una delle stelle, simboleggiando l’incarnazione del Figlio di Dio, seconda hypostasis della Santa Trinità. Al culmine della vetrata, infine, vi sono due NUBI che, secondo la simbologia cristiana, richiamano il trono dell'Altissimo, posto su colonne di nuvole. La Bibbia indica che l'acqua è il simbolo delle moltitudini dell'umanità caduta. Che cosa sono le nubi? Sono acqua evaporata. L'acqua è spesso impura, sporca, con molti elementi estranei. Ma quando evapora e forma le nuvole, lascia dietro d sé le impurità. Così, le persone che sono purificate dalle "acque" dell'umanità, sono simboleggiate dalle nubi del cielo. Cristo verrà fra queste persone preparate, il popolo di Dio. Verrà dunque fra i cristiani consacrati, rinati, fra quelli che si sono innalzati e purificati dal peccato. Essi formeranno la fondazione del Regno di Dio quando il Cristo tornerà sulla terra. Questo è il vero significato delle nubi del cielo.
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Chiesa MadreDedicata a Santissima Maria Immacolata, la chiesa reca in un cartiglio interno la data del 1774, pur essendo sorta su un precedente tempio del XV sec., a cui già era annesso il retrostante Oratorio. Nell’anno indicato fu costruito anche il campanile, che completa il profilo architettonico della chiesa, facendo il paio con il piccolo campanile a vela cinquecentesco, posto sul lato nord della cupola. All’interno, desta interesse la zona presbiteriale, affrescata ai primi del ‘900 con figure di angeli ed evangelisti. Nella stessa area sono venuti alla luce dipinti precedenti, di fattura settecentesca, raffiguranti episodi delle vite di San Francesco d’Assisi e di Sant’Antonio di Padova. Di quest’ultimo, come del Beato Bartolo Longo, nella chiesa si custodiscono alcune reliquie.
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Il simulacro di Sant'Irene da TessalonicaLa statua è collocata sul Palazzo Baronale di Fragagnano e rappresenta la santa martire che divenne protettrice della Città di Fragagnano, fino a 1904. Tale volere fu fortemente voluto dalla gloriosa stirpe della Famiglia dell'Antoglietta, antichi feudatari dal 1278. L'odierno simulacro è posto sul cornicione del cinquecentesco Palazzo Baronale, sulla sommità dell'antico e primo stemma araldico della stirpe.
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La stazione romana di Contrada Puzzu UeluIl sito è vicinissimo all'antico tracciato dell'Appia antica, l'ultimo tratto che collegava Roma e Brindisi, passando l’antica Taranto. Molto probabilmente tutti i soldati, che facevano la spola tra l'Italia e le province, passavano da qui. Addirittura Giulio Cesare e Cleopatra. È ancora visibile la traccia profonda lasciata dai carri nella roccia in contrada Puzzu Uelu, dove è ben riscontrabile un complesso sistema viario a doppia corsia e deviazione, in prossimità di un pozzo scavato nella roccia, miracolosamente salvo, con annessi abbeveratoi per i cavalli e per i soldati. Insomma una "stazione romana".
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Masseria BelvedereIl terreno che avrebbe ospitato la masseria entrò nel marchesato Chiurlia a partire dal 1729, tant’è che nel catasto onciario del 1749 non se ne trova menzione. Il primo documento che la cita è del 1811. Concessa in affitto più volte a diversi conduttori, dalla seconda metà dell’800 la masseria diventò di proprietà di Orazio Airò, poi ancora della famiglia Chiurlia e infine della famiglia di Adolfo Tocci. Attualmente, la costruzione della cantina sociale San Pasquale ha nascosto quella che fu residenza di campagna della famiglia Tocci. La masseria è composta di una zona ad esclusivo uso del proprietario e di un’altra con gli alloggi del massaro e dei contadini e le curti.
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Masseria SerroDi proprietà del defunto duca Clodinio, nel 1698 fu devoluta alla Regia Camera, entrata successivamente nel marchesato Chiurli, fu concessa in affitto fino al 1853. Attualmente permane una costruzione non molto antica (fine ‘800 inizi ‘900) con un camino e una cantina sottoposta, che serviva da stalla.























