Le Terre del Primitivo sono ricche di storia e spiritualità. Chiese, palazzi e monumenti raccontano di antiche vestigia.
Descrizione
Passeggiando per i centri storici degli undici Comuni, si respira un’atmosfera antica, dove chiese e monumenti raccontano secoli di fede e civiltà. Oltre alla Chiesa Madre, la più grande e importante del paese, ci sono innumerevoli altre chiese, piccole cappelle e conventi che si nascondono nei vicoli, testimoni di una devozione popolare ancora viva. Ogni angolo dei centri urbani conserva memorie del passato, custodite in pietra e silenzio. Anche la campagna, punteggiata di ulivi e vigneti, è ricca di chiesette e altri elementi di architettura cosiddetta minore.
Nel 1901, l'architetto Ferdinando Campasena creò il progetto del palazzo municipale di Torre Santa Susanna, il cui completamento nel 1908 segnò l'apice della sua creatività. I lavori, affidati al costruttore Angelo Debaris dopo un'accurata selezione tramite gara d'appalto, durarono dal 1904 al 1908.
Durante la sua realizzazione, il comune era governato dal Sindaco Nicola Chiarelli, coadiuvato dal segretario comunale Eugenio Carella. Il palazzo sorse su terreni appartenuti alla famiglia Chiarelli, con coinvolgimento di altri proprietari espropriati come i signori Raffaele Pizzignaco, Cesario Orlando, gli eredi Profilo e il Beneficio di Sant’Antonio.
La facciata principale del palazzo si affacciava su Via Osanna, successivamente rinominata Piazza Umberto I in onore del Re ucciso a Monza. L'edificio, oltre a rappresentare un simbolo di prestigio per la comunità, fu uno dei primi municipi del Novecento nella zona, suscitando grande orgoglio tra i cittadini di Torre Santa Susanna.
Si presenta una passeggiata organizzata per mostrare i monumenti e luoghi sconosciuti del territorio di Torre Santa Susanna. Intervista realizzata da IdeaRadio all'avvocato Raffaele Misseri che è stato promotore nel 2024 di un' iniziativa per mostrare luoghi nell'agro della cittadina e far conoscere anche l'evoluzione extra urbana di Torre Santa Susanna prima della sua nascita come centro urbano.
Castello dei Conti Filo: imponente e severo maniero, racchiuso tra due torrioni sopravanzati, contornato di merli, presenta al centro della facciata un portale a bugnato sormontato dallo stemma dei Conti Filo che, attraverso un vestibolo, conduce nel vasto cortile da cui si può accedere nel resto degli ambienti: il salone delle decime, che conserva ancora alcuni interessanti medaglioni affrescati sul soffitto a botte, la fossa granaria sotterranea, le scuderie, ora trasformate in un vero e proprio museo, la cappella gentilizia dove si conserva l’unico altare barocco in legno di tutta la Provincia, e l’ingresso allo scalone che conduce al piano nobile, dove si susseguono stanze e saloni magnificamente arredati.
L’agro di Avetrana, custodisce un importante patrimonio di masserie che raccontano la storia agricola e sociale del territorio. Questi complessi rurali, nati tra il XVII e il XIX secolo, erano centri di produzione e gestione dei fondi agricoli, spesso autosufficienti e abitati da famiglie di contadini e braccianti. Le masserie sorgevano in punti strategici per il controllo del territorio e per la vicinanza ai campi coltivati, alla macchia mediterranea o ai percorsi di transumanza. Alcune di esse, come Masseria La Marina, si trovano nei pressi della costa e avevano anche funzioni di avvistamento o difesa. Masseria Bosco è tra le più antiche e conserva elementi architettonici che indicano una funzione anche residenziale per i proprietari. Altre, come Masseria Scasserba e Masseria Maviglia, erano centri produttivi con stalle, cisterne, frantoi e granai. Queste strutture erano spesso fortificate, con muri a secco, torri di guardia e cortili chiusi per difendersi dalle incursioni. Le masserie non erano solo luoghi di lavoro, ma anche centri sociali e religiosi: molte possedevano piccole cappelle e partecipavano alla vita delle campagne circostanti. Alcune erano legate a famiglie nobili o ordini religiosi, come nel caso della Masseria della Madonna del Casale. Oggi molte di queste masserie sono abbandonate, ma alcune sono state recuperate e trasformate in agriturismi o residenze turistiche, contribuendo alla valorizzazione del paesaggio rurale. La loro presenza rappresenta una testimonianza concreta della cultura contadina e del rapporto millenario tra uomo e terra in questo angolo di Puglia. Con le loro architetture sobrie ma imponenti, continuano a raccontare storie di fatica, identità e tradizioni.
Una descrizione della cittadina ripresa da un yuotuber che ha fatto visita ad Avetrana nel 2024, raccogliendo elementi di interesse storico e curiosità del territorio della comunità avetranese.
In località Padreterno a circa 1km dal centro di Erchie vi è ubicata l’antica Grotta Messapica denominata dell’Annunziata. Costruita tra il V- IV secolo a.C. durante appunto il periodo messapico. Fu rifugio dei monaci Basiliani tra il X e XI secolo d.C.
La leggenda più conosciuta e famosa inerente al paese di Erchie è sicuramente quella legata al culto di Santa Lucia. Nel XI secolo il generale bizantino Giorgio Maniace traslò le sacre spoglie della Santa da Siracusa a Costantinopoli, come dono per l’imperatrice Teodora. Durante il viaggio approdò nella boscaglia oritana, vicino ad Hercle. Qui presso la grotta dell’Annunziata vivevano i monaci basiliani, i quali trasformarono l’avvallamento in una cappella. Nel corso dei secoli la cappella fu abbandonata, finché nel 1500, secondo la leggenda, durante un periodo di grave siccità, un vaccaro inseguendo una mucca che si era allontanata, la trovò che beveva da una fonte zampillante e in prossimità di essa c’era proprio il quadretto della Santa. Gli Ercolani lo recuperarono ed edificarono un tempio nel luogo del ritrovamento.
Vico degli Ebrei anni '20-30. Come dice il nome delle stessa strada, la foto ritrae una delle zone del centro storico dove vi è ubicata un'antica Sinagoga tuttora visibile e visitabile, in foto a sinistra, con arcata semitonda tinteggiata a calce bianca.
In fondo si intravede una signora vestita di nero che cammina su strada in battuto di tufo
Le fotografie d'epoca danno la possibilità di comprendere i cambiamenti che hanno riguardato l'assetto urbano nel corso degli anni. Interessante è rivedere attività commerciali legate alla storia della comunità, come il negozio di alimentari della famiglia Erario oppure il distributore di benzina nei pressi della chiesa di San Leonardo.
Il fonte pliniano di Manduria è una sorgente d'acqua dolce situata nei pressi delle antiche mura della città messapica di Manduria, in Puglia. Prende il nome da Plinio il Vecchio, che la menziona nella sua Naturalis Historia. L'acqua della sorgente era considerata perenne e pura, tanto da non variare mai il suo livello, anche in tempo di siccità. Questo luogo, ricco di storia e leggenda, era già noto in epoca romana e simboleggiava per i locali un legame profondo tra natura e sacralità. Ancora oggi è visitabile e rappresenta una testimonianza importante del passato della regione.
Un video, con diverse interviste, racconta le bellezze di Fragagnano. Il video è realizzato da A.N.I.M. APS (Associazione Nazionale Italiani nel Mondo.
L'immagine restituisce la piazza centrale di Fragagnano come appariva nel 1939. Sullo sfondo la cupola della Chiesa Madre. Nessuna automobile, tante biciclette.
La festa della Madonna del Verde è un'antica e tradizionale festa religiosa di Maruggio celebrata da tempi remoti. Il culto della Vergine è legato ad una tradizione popolare secondo la quale la Madonna avrebbe il potere taumaturgico di far guarire dal "Male del Verde", ossia dall'anemia emolitica da favismo, che dava un colorito verde al corpo: per questa caratteristica avrebbe ricevuto l'appellativo di Madonna del Verde.
La chiesa a lei dedicata (originariamente consacrata a Santa Maria del Tempio e costruita alla fine del '500) era un tempo meta di pellegrinaggi anche dagli abitanti dei paesi limitrofi.
I riti legati alla festa iniziano il giorno 20 novembre, vigilia della festa vera e propria, con il rito detto 'Ssittàta alla Matònna (tradotto: seduta alla Madonna). Il 21 Novembre il simulacro viene portato in processione per le vie del paese. La tradizione popolare vuole che la festa segni la fine di tutte le processioni locali e l'inizio della stagione invernale a Maruggio.
Nel video diverse testimonianze dei maruggesi anziani che ricordano i miracoli compiuti dalla Madonna del Verde
Leggenda della collinetta della “Madonnina dell’Altomare”
Si narra che nelle viscere della collinetta ci possa esser nascosto un tesoro. Un giorno un pastorello, che stava pascolando il gregge nei pressi della Madonnina, salito sulla sommità dell’altura, scorse di lontano un antro. Si avvicinò e vide una scalinata, scavata nella roccia che scendeva nell’interno. Spinto dalla curiosità scese i gradini e si trovò ben presto in un tempio sotterraneo dove c’era ogni ben di Dio: collane, anelli, pietre preziose e perle a bizzeffe. Ammaliato da tanto splendore, il pastorello si gettò dentro quel mare d’oro e d’argento. Ma sul più bello udì una voce dall’esterno che gridava: «al lupo!» Resosi conto del pericolo, risalì alla superficie, ma si avvide che il lupo non c’era e che le sue pecorelle pascolavano tranquillamente sulle pendici della collinetta. Allora corse nuovamente verso l’entrata della caverna, ma non la trovò: era sparita come per incanto!
A.D. 1571. Durante la guerra per la conquista dell’isola di Cipro tra l’Impero Turco e la Repubblica Cristiana di Venezia, si verificò un avvenimento prodigioso e soprannaturale. Alcune flotte dei turchi, acerrimi nemici dei cristiani, decisero di sbarcare sulle coste joniche in cerca di rifornimenti ed attraccarono a Capo Ovo. Dirigendosi verso Monacizzo, che sapevano essere dimora di religiosi cristiani per saccheggiarlo, la campana della chiesetta locale annunciò il pericolo; i contadini impauriti si nascosero ed in preghiera assistettero ad un evento miracoloso: la Madonna di Loreto apparve lì in quel luogo d'assedio accecando con la sua luce i Turchi, che cercavano invano di raggiungere l’abitato dei contadini. Accecati e spaesati, i Turchi decisero di tornare indietro verso le loro navi.
Titolo: Uggiano Montefusco ed il suo diruto castello (note e documenti)
Autori: Primaldo Coco
Data di pubblicazione: 1914
Editore: Lecce, Stab. Tip. Giurdignano
Argomenti: Storia e Tradizioni
Di forma pressoché quadrangolare, la torre campeggia nel centro di Campomarino. Probabilmente sorta intorno al 1473, nel XVI sec. fu annessa al sistema di avvistamento anti-saraceno voluto da Carlo V. Anche se appare diversa dalle altre torri del regno, per la mancanza di caditoie e beccatelli. Il suo nome deriva forse dal fatto che in questo luogo si tagliavano, dagli scogli del mare, le pietre che poi sarebbero servite da macina per i mulini.
Sono 83 gli ulivi monumentali ammirabili presso la Masseria Maviglia, dichiarati dalla Regione Puglia di alto valore paesaggistico e naturale. La loro imponenza fa il paio con quella dell’ingresso in colonnato dell’aia di masseria, sormontato da un timpano, come in un tempio greco. Notevoli anche alcuni particolari architettonici neoclassici sulla facciata della masseria stessa.
Su una duna posta tra le contrade marittime Capoccia e Scorcialupi, sorge la cappella della Madonna dell’Altomare. Il ritrovamento in questo posto di una statuetta di Artemis Bendis comprova l’esistenza di culti di divinità femminili lungo tutta la costa ionica sino a Leuca, tra il IV e il III sec. a.C. Nei pressi della cappella, inoltre, restano visibili grossi blocchi monoliti, testimonianze di probabile datazione ellenistico-romana. In epoca cristiana, la venerazione della Vergine Stella Maris, protettrice dei pescatori, ha dato luogo a sentite feste e celebrazioni, che durano ancora oggi. Ogni 15 agosto, infatti, una suggestiva processione giunge via mare alla cappella, partendo dal porto della vicina Campomarino.
Su una duna posta tra le contrade marittime Capoccia e Scorcialupi, sorge la cappella della Madonna dell’Altomare. Il ritrovamento in questo posto di una statuetta di Artemis Bendis comprova l’esistenza di culti di divinità femminili lungo tutta la costa ionica sino a Leuca, tra il IV e il III sec. a.C. Nei pressi della cappella, inoltre, restano visibili grossi blocchi monoliti, testimonianze di probabile datazione ellenistico-romana. In epoca cristiana, la venerazione della Vergine Stella Maris, protettrice dei pescatori, ha dato luogo a sentite feste e celebrazioni, che durano ancora oggi. Ogni 15 agosto, infatti, una suggestiva processione giunge via mare alla cappella, partendo dal porto della vicina Campomarino.
A circa 200 m. da Torre Ovo, dal XIV sec. sino agli anni ‘70, fu attiva una tonnara, costituita da reti di grossi canapi, alte sino a 7 m., ancorate ai fondali da sassi e mantenute a galla da sugheri. Nello stesso sito, si scorgono i resti di una domus e di una strada ad opus spicatum di epoca romana (tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.), nonché alcune vasche scavate nella roccia, probabilmente utili all’estrazione del sale.
Nella baia antistante Torre Ovo, basta andare giù di circa 6 m. per poter godere di uno spettacolo unico al mondo. Ramificazioni e tronchi calcarei, simili a quelli d’albero, con strane cavità longitudinali, alcuni in posizione eretta e molti sparsi sul fondale, occupano una superficie di circa 800 mq., alternandosi a vasche circolari dello stesso materiale. Il sito, conosciuto con il nome improprio di foresta fossile, non ha alcuna origine vegetale. Si tratta, infatti, di concrezioni generate nei millenni da molluschi scavatori del sedimento. Le loro secrezioni avrebbero compattato la sabbia esterna alle loro gallerie e ai loro accumuli, facendoli resistere all’erosione marina.
Eretta alla fine del XVI sec. per volere di Carlo V, aveva la funzione di vigilare sull’insidia saracena dal promontorio sul mare, alto 15 m. Il piano terra era adibito a deposito di armi, viveri e acqua, quello superiore aveva invece stanze a uso abitativo e ospitava un camino per i segnali di fumo. Vi si accedeva da una scala di legno esterna, collegata al piano abitabile. Sulla facciata sono visibili le caditoie, da cui venivano lanciati liquidi bollenti o grossi pesi per fermare gli assalti nemici.
Dedicata alla Natività di Maria Vergine, fu eretta tra il XIV e il XV sec., sui resti di una chiesa bizantina. Disposta a ingresso unico, con tre navate e un cappellone dedicato al SS. Sacramento, sovrasta una suggestiva cripta, in cui riposano le spoglie di San Costanzo. Dopo il terremoto del 1743, la facciata fu rimaneggiata in stile barocco.