Evoluzione e curiosità sulla condizione della donna nelle Terre del Primitivo
Descrizione
Figlie, mogli e madri in grado di portare avanti le famiglie numerose ma anche grandi lavoratrici, le donne sono state la vera forza delle Terre del Primitivo.
Titolo: I boschi Cuturi e Rosamarina. Ipotesi di conservazione e valorizzazione turistica
Autori: Ist. Tecnico Einaudi di Manduria (a cura di)
Data di pubblicazione: 2004
Editore: Neografica, Latiano
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: I bianchi di Manduria. Nuove luci sulle opere della pinacoteca di Fulgenzio. Ediz. illustrata
Autori: i Antonio Febbraro Andrea Fiore
Data di pubblicazione: 2012
Editore: Esperidi
Argomenti: Storia e Arte
Catalogo della Mostra relativa alle 16 tele dei pittori Bianchi di Manduria, conservate presso le pinacoteca d'arte francescana di Fulgenzio, Lecce.
Titolo: Grazie concesse da Maria Nostra Signora Immacolata. Il digiuno manduriano dell'Immacolata e la singolare storia del libretto messo all'Indice
Autori: Giuseppe Pio Capogrosso
Data di pubblicazione: 2022
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Oggetto della ricerca è un antico libretto, stampato nel 1679 e successivamente messo all’Indice (1683), rinvenuto dall’autore nell’archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede in Roma (ex Sant’Uffizio). Il volumetto, voluto per diffondere il digiuno mandurino a pane e acqua in onore dell’Immacolata, si compone di una prima parte che ripercorre le fasi della nascita della pratica devozionale, di una seconda che descrive i “fatti prodigiosi” di molti devoti scampati alla minaccia dei fulmini e dei temporali (pericolo che costituì il motivo stesso della nascita dello speciale digiuno), di una terza che fornisce istruzioni per istituire la pratica in altre città e, infine, dell’ultima che contiene un’originale preghiera mariana riferita al digiuno. Questo documento offre una nuova prova sulla pia pratica del digiuno dell'Immacolata che sarebbe sorta a Casalnuovo-Manduria, nella metà del XVII secolo, per poi diffondersi in tutto il mondo cattolico.
Titolo: Gli Imperiali in terra d'Otranto. Architettura e trasformazione urbane a Manduria, Francavilla Fontana e Oria tra XVI e XVIII secolo. Ediz. illustrata
Autori: Vita Basile
Data di pubblicazione: 2008
Editore: Congedo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Gian Leonardo Marugj. Manoscritto di Commedia
Autori: Anna Maria d’Andria e Adriana Primiceri ( a cura di)
Data di pubblicazione: 2010
Editore: Barbieri
Argomenti: Storia e Tradizioni e manoscritto di commedia
Titolo: Fiori e fiori. Cibi e bevande
Autori: Lamusta Santina - Ditonno Nunzia Maria
Data di pubblicazione: 2018
Editore: Artebaria
Argomenti: Cucina & Enogastronomia
Titolo: Fave e Favelle. Le piante della Puglia Peninsulare nelle voci dialettali in uso e di tradizione
Autori: Nardone Domenico
Data di pubblicazione: 2014
Editore: Centro Studi Salentini
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Due Carmi per Garibaldi. Introduzione e note di Luigi Marseglia
Autori: Giuseppe Gigli (a cura dell’associazione “Giuseppe Gigli”)
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Dentro una vita. I 18 anni in regime di 41 bis di Vincenzo Stranieri
Autori: Nazareno Dinoi
Data di pubblicazione: 2012
Editore: Libro della realtà
Argomenti: Romanzo
Martina Franca, 1872 – Manduria, 1961.
Poeta, operatore culturale e scrittore erudito. Promotore dell’identità culturale locale e meridionale
Fondò nel 1910 a Martina Franca, l’Apulia, una delle più importanti riviste di storia regionale apparse nel mezzogiorno d’Italia nei primi decenni del ‘900. Nel 2010 Francesco e Giuseppe Selvaggi e Walter Tommasino hanno pubblicato per la casa editrice Barbieri Selvaggi, Le poesie ritrovate. Eugenio Selvaggi 1872-1961.
Curiosità. In piazza Roma a Martina Franca e apposta una lapide che lo ricorda.
Curiosità. Nell’agosto 2012 i tre nipoti di Eugenio Selvaggi, Giuseppe, Francesco ed Eugenio, insieme ai figli Alessandro e Nicola, hanno costituito un’associazione senza scopo di lucro denominata “Pernix Apulia di Eugenio Selvaggi”, con sede presso il Palazzo Selvaggi di Manduria. Recentemente è stata aperta al pubblico la sua collezione di antichità e la sua vasta biblioteca.
Curiosità: La sua casa è diventata "Museo Eugenio Selvaggi"
Casalnuovo, 12 gennaio 1753 – Manduria, 28 settembre 1836.
È stato un medico italiano.
Educato dai padri scolopi, studiò in seguito logica, geometria, fisica e astronomia, finché si immatricolò nel 1773 all'Università di Napoli; ottenne però la laurea in medicina a Salerno, nel 1777. Intellettuale illuminista di vasta cultura, medico apprezzato e saggista. Fece parte dell’accademia dell’Arcadia.
Nel 1797 ebbe l’incarico di provvedere all’istruzione del nipote del generale Acton. Insegnò etica all’università di Napoli.
Nel 1820 fu eletto deputato del Parlamento napoletano.
Curiosità. Ritratto realizzato da G.B. Arnò in Manduria e Manduriani.
Curiosità. Gli è stata intitolata un plesso scolastico.
Curiosità. A piazza Plinio è presente un busto che lo ricorda. L’opera venne realizzata nel 1936 da Ettore Marzo.
Nato a Copertino l’11 febbraio 1962 ma vive a Manduria
Esordisce con Racconti Lupi (Filo Editore, Manduria 1998) seguito da Solitari (Filo Editore, Manduria 2001); Terra Nera - romanzo perfido e paradossale di cafoni e d'anarchia (Stampa Alternativa, Viterbo 2005); Le vicende notevoli di DON FEFÈ, nobile sciupafemmine e grandissimo figlio di mammaggiusta, e del suo fidato servitore CICCILLO (I Libri di Icaro, Lecce 2009); Invisibili - vivere e morire all'Ilva di Taranto, scritto con Fulvio Colucci (Kurumuny, Martignano 2011); Io e l'Ilva – monologo metalmeccanico (Lupo Editore, Copertino 2013). È stato vicedirettore de La Voce del Popolo (Taranto). Ha ricevuto numerosi premi per il suo mestiere delle parole. I suoi racconti sono compresi in prestigiose antologie. Nel 2008, il romanzo Terra Nera è stato adattato per il teatro dal regista Lauro Versari, interpreti principali Ketty Volpe e Aldo Rapè.
Tra i suoi successi: Come belve feroci; Benvenuti a Cipiernola; Mattanza.
La masseria si trova poco fuori l’abitato di Uggiano Montefusco, frazione di Manduria, e fa parte di un itinerario che propone, in poco più di 8 km, la visita alla Masseria fortificata Le Fiatte, all’ex Abbazia di Santa Maria di Bagnolo (XIII sec.) e alla Masseria Bagnolo. Essa è cinta da muri a secco. E immersa nel paesaggio, tra distese di vigneti e uliveti.
Il sito è vicinissimo all'antico tracciato dell'Appia antica, l'ultimo tratto che collegava Roma e Brindisi, passando l’antica Taranto. Molto probabilmente tutti i soldati, che facevano la spola tra l'Italia e le province, passavano da qui. Addirittura Giulio Cesare e Cleopatra. È ancora visibile la traccia profonda lasciata dai carri nella roccia in contrada Puzzu Uelu, dove è ben riscontrabile un complesso sistema viario a doppia corsia e deviazione, in prossimità di un pozzo scavato nella roccia, miracolosamente salvo, con annessi abbeveratoi per i cavalli e per i soldati. Insomma una "stazione romana".
Il terreno che avrebbe ospitato la masseria entrò nel marchesato Chiurlia a partire dal 1729, tant’è che nel catasto onciario del 1749 non se ne trova menzione. Il primo documento che la cita è del 1811. Concessa in affitto più volte a diversi conduttori, dalla seconda metà dell’800 la masseria diventò di proprietà di Orazio Airò, poi ancora della famiglia Chiurlia e infine della famiglia di Adolfo Tocci.
Attualmente, la costruzione della cantina sociale San Pasquale ha nascosto quella che fu residenza di campagna della famiglia Tocci.
La masseria è composta di una zona ad esclusivo uso del proprietario e di un’altra con gli alloggi del massaro e dei contadini e le curti.
Di proprietà del defunto duca Clodinio, nel 1698 fu devoluta alla Regia Camera, entrata successivamente nel marchesato Chiurli, fu concessa in affitto fino al 1853. Attualmente permane una costruzione non molto antica (fine ‘800 inizi ‘900) con un camino e una cantina sottoposta, che serviva da stalla.
Compare nel catasto onciario di Lizzano del 1749, alla proprietà del R. D. Domenico Tana, leccese, rettore e cappellano del Santissimo Rosario in terra di Lizzano. Affittata e subaffittata per diversi decenni, dopo la metà dell’800 la masseria passò nelle mano di Michele Campo. Attualmente la masseria appare composta da un unico locale con un camino. Una chiesetta continua la costruzione a ponente. Al suo interno si conserva un grazioso altare e sotto le imbiancate a calce si intravedono dei dipinti. Molto interessante è l’acquaio della masseria, uno dei più grandi e ben conservati dell’agro di Lizzano.
Se ne ha notizia a partire dal 1886, quale proprietà integrante il marchesato di Nicola Chiurlia. Ne fu conduttore Francesco Pagano che ne divenne in seguito proprietario lasciandola in successione nel proprio asse ereditario. La masseria è stata demolita in epoca recente.
Se ne ha notizia a partire dal 1749, anno in cui risulta di proprietà di D. Francesco Fedele, sacerdote della terra di Monteiasi. Per molti decenni, nella disponibilità della famiglia marchesale Chiurlia, in epoca napoleonica fu gestita dal cerusico Stanislao Tocci, il quale la concesse in affitto. I fabbricati di Masseria Specchia Vecchia sono stati aboliti in epoca recente. Attualmente si conserva il grandissimo Acquaro a due bocche.
Ve ne è attestazione documentale a partire dal 1658.
Parte integrante del Marchesato Chiurlia figurava al feudo di Lizzano pur essendo di fatto in quello di Monacizzo. Bagnara era una delle masserie con maggiore estensione territoriale, inferiore solo a quella di Porvica.
Con la fine del feudalesimo, a partire dal 1829 la masseria passò alla famiglia Benucci e Perillo che la concessero in affitto a più riprese finché nel 1901 ne divenne proprietario Giulio Tocci. Attualmente è in perfetto stato.
L’androne è selciato con lastre di pietra calcarea.
La denominazione di San Cassiano è riscontrata già nel XIII-XIV sec. Si tratta di una proprietà probabilmente annessa alla Masseria Porvica.
Storica proprietà del Marchese Chiurlia. Fu espropriata nel 1826 e concessa in affitto. Restò di proprietà del Comune di Lizzano fino agli inizi del XX secolo, quando passò in mano private.
Al momento si possono vedere alcuni fabbricati, alcuni rimaneggiati, altri parzialmente crollati.
Sul posto sono stati rinvenuti molti frammenti ceramici di epoca magno-greca.