Evoluzione e curiosità sulla condizione della donna nelle Terre del Primitivo
Descrizione
Figlie, mogli e madri in grado di portare avanti le famiglie numerose ma anche grandi lavoratrici, le donne sono state la vera forza delle Terre del Primitivo.
Titolo: Lu illanu e Santu Pietru. Da Bevagna a Casalnuovo
Autori: Emilio Greco
Data di pubblicazione: 1995
Editore: Barbieri
Argomenti: Racconto in vernacolo
Titolo: Liber amicorum. Miscellanea di studi storici offerti a Rino Contessa (Tomo I e II)
Autori: A cura di Giovangualberto Carducci
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Li maištri maištri. Antologia di poesie e prose in dialetto mandurino
Autori: Pietro Brunetti
Data di pubblicazione: 2017
Editore: Barbieri Selvaggi
Argomenti: Poesie
Casalnuovo, 1771 – Napoli, 1834.
Sacerdote, fratello di Marco, fu uomo di vasta cultura. Insegnò prima nel collegio degli Scolopi in Francavilla Fontana e poi in quello di Foggia, finché non fu chiamato a dirigere quello di Napoli. Fece parte dell'Accademia Pontaniana, dell'Accademia d'Incoraggiamento e dell'Accademia Ercolanese. Produsse moltissimi lavori; fu molto apprezzato come docente per la sua capacità di rendere vivo l'insegnamento.
Curiosità. Una lapide che lo ricorda è stata apposta lungo la scalinata di accesso al primo piano del palazzo comunale.
Curiosità. La casa in cui abitò si trova al n.33 della via a lui dedicata.
Curiosità. Incisione litografica primo ‘800.
Titolo: Le famiglie di Manduria dal XV secolo al 1930)
Autori: Fontana Benedetto
Data di pubblicazione: 2002
Editore: Regione Puglia C.R.E.S.C. TA/55 MANDURIA
Argomenti: Storia e Tradizioni
La pubblicazione valorizza il Librone Magno, manoscritto di 1072 pagine contenente la registrazione delle famiglie di Manduria, dal 1572, iniziata e voluta dall'arciprete Lupo Donato Bruno: che per lo storico Gérard Delille “rappresenta probabilmente l'insieme genealogico più ampio (più di 10.000 matrimoni) diacronicamente più rilevante e soprattutto più preciso esistente al mondo”. Confrontando i dati rivenienti dagli Status animarum manduriesium e dagli Atti battesimali, vengono riportati i cognomi con tutte le possibili varianti, ma anche i legami matrimoniali che hanno unito per secoli le famiglie. Uno strumento utile anche a molti altri paesi salentini, dai quali risultano immigrati individui e nuclei familiari, che faciliterà gli studi di demografia storica, di storia economica e sociale, e di storia della medicina per quanto concerne ricerche epidemiologiche.
Titolo: Le confraternite laicali di Manduria
Autori: a cura di Brunilde Maggi e Ave Parisl
Data di pubblicazione: 1999
Editore: Regione Puglia C.R.E.S.C. TA/55 MANDURIA
Argomenti: Storia e Tradizioni
Otto schede relative alle otto confraternite cittadine: del SS. Sacramento, della Morte e Orazione, dell'Immacolata, del Carmine di S. Giuseppe, S. Leonardo, della Purificazione e della Madonna del Rosario. Sul recto della scheda la foto a colori di un confratello con l'abito, sul verso una serie di notizie sulla fondazione della relativa congrega, la sede, l'edizione dello statuto, l'organizzazione interna, le feste che la vedono protagonista, la descrizione dello stendardo e dell'abito, il numero degli iscritti. È anche contemplata una bibliografia essenziale di riferimento.
Titolo: La tarantata. Commedia in tre atti in dialetto manduriano
Autori: Leon Lacaita, R. Jurlaro
Data di pubblicazione: 2006
Editore: Lacaita
Genere: Commedia
Argomenti: tradizioni popolari.
Titolo: La famiglia Pasanisi di Manduria
Autori: L. Gatti e E. Pasanisi
Data di pubblicazione: Youcanprint
Editore: 2021
Argomenti: Storia e Tradizioni
La Storia minuta e la genealogia del ramo "manduriano" della famiglia Pasanisi, dal 1350 radicata a Casalnuovo in Terra d'Otranto, poi Manduria nella provincia tarantina, viene ricostruita grazie ad una approfondita e minuziosa ricerca sulle molteplici e ricche fonti documentarie disponibili, molte oggi consultabili online tramite "Internet Culturale". Innanzitutto il "Libro Magno" redatto dall'arciprete Lupo Donato Bruno, in folio conservato presso la Biblioteca Comunale Marco Gatti della cittadina pugliese, poi il Catasto Onciario di Casalnuovo del 1756, conservato presso l'Archivio di Stato di Lecce; a partire dal XVI secolo gli Atti di Battesimo, Matrimonio, Morte dell'Archivio della Chiesa Madre di Manduria e gli Stati Animarum delle famiglie Manduriane presso la Gattiana, infine dagli atti notarili dell'Archivio di Stato di Taranto. Conclude il volume una interessate e variegata Appendice documentaria che riguarda la Famiglia, la sua storia e quella dei luoghi in cui si è svolta nel tempo la vita dei suoi membri, Pasano, Manduria, Oria, Francavilla.
Titolo: La donna. Ieri e oggi. Il vissuto nelle immagini (1880-1945)
Autori: Ist. Tecnico Einaudi di Manduria (a cura di)
Data di pubblicazione: 1996
Editore: Arti grafiche pugliesi, Martina Franca
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: L'attività operativa del campo di aviazione militare a Manduria tra il 1940/1943
Autori: Pietro Capogrosso
Data di pubblicazione: 2022
Editore: Filocalia
Argomenti: Storia e Tradizioni
Molto laboriosa era la raccolta dei fichi che iniziava ad agosto e continuava per tutto settembre. In questo periodo la famiglia pernottava in campagna, adattandosi in piccole casette rustiche, di pochi metri quadrati. Le donne raccoglievano i fichi dai rami più bassi, aiutandosi cu lu cruéccu, cu lu tréccu, bastone ricurvo usato per abbassare i rami più alti.
I fichi caduti a terra erano raccolti dai figli più piccoli e costituiva lo scarto che veniva venduto a prezzo più basso.
Li tagliavano a metà e li disponevano be allineati su cannizzi, cannicci, per farli essiccare al sole.
Se la raccolta era abbondante, li ammucchiavano all’ingresso di casa finché non venivano venduti ai compratori che con il traino passavano per le strade annunciandosi con un grido: ci teni fichi, ci teni fichi scaartu, chi ha fichi, chi ha fichi di scarto. I migliori frutti, quelli che avevano tutti la stessa forma e grandezza, venivano lasciati interi a seccare, poi venivano bolliti per pochi minuti e conservati in vasetti di coccio, coperti da un panno. Evaporata l’acqua si sarebbe creato uno strato zuccherino sopra. Molto golosi e spesso regalati ai bambini come dono della calza della Befana il 6 gennaio.
I fichi da cuocere si portavano al forno pubblico, sistemati in teglie. Ancora caldi, sistemati nei putàri, putàli, vasi di terracotta e conservati per il lungo inverno.
Tanti erano i giochi da fare all’aria aperta. Pochi giocattoli, qualche regola, ma tanto divertimento.
Li stacchi. È forse il primo gioco che i bambini fanno insieme si tratta infatti di disegnare per terra delle caselle (in genere 7) e saltare dentro. Esistono molti modi per definire questo gioco: mondo, campana, settimana, la luna ecc.
A spinci pareti.
Quattro cantoni. In ogni cantone (o angolo) si posiziona un bambino, mentre il quinto si pone al centro. Lo scopo del gioco per i cantoni è di riuscire a scambiarsi di posto senza che il bambino senza cantone riesca a occupare uno dei posti liberi durante la fase di scambio.
Un due tre ...stella (in realtà stai là). Tutti i bambini meno uno si mettono ad una certa distanza da un muro. La “stella”, dando le spalle al gruppo, conta “un due tre… stella!”, mentre gli altri si muovono verso di lui, quindi si gira di scatto: tutti i giocatori devono rimanere perfettamente immobili e in equilibrio nelle loro posizioni; altrimenti la “stella” può additarli e farli tornare alla linea di partenza.
A truddi. Il gioco delle 5 pietre. Antichissimo, giocato anche dai bambini messapici come attestato nella vetrina n. 22 del Museo Archeologico di Manduria
A Circhiu. Cerchione della bici fatto ruotare a gran velocità spinto con un ferro rigido.
Ruba bandiera. I bambini si mettono in riga, uno di fronte all’altro, e a ciascuno corrisponde un numero: quando il “giudice”, con un fazzoletto sventolante in mano, chiama un numero, gli avversari delle due squadre associati a quel numero devono correre, afferrare la “bandiera” e portarla oltre la loro riga di appartenenza senza farsi acchiappare o toccare dall’avversario.
Lu curru. Trottola da far ruotare sulla mano e poi lanciarla in un cerchio disegnato a terra.
La fionda. Una delle prime armi da "guerra". La fionda a forcella è quella costruita da tutti noi bambini utilizzando la camera ad aria delle biciclette. Come proiettili, i sassi.
La Lippa. Gioco da strada estremamente semplici da realizzare ma, come altri degli anni 50 piuttosto pericoloso. La lippa è formata da due pezzi di legno e il gioco consiste nel colpire la punta (con il pezzo a terra) e colpirlo nuovamente al volo cercando di lanciarlo più lontano possibile.
Fino all’Unità d’Italia la formazione e l’educazione scolastica era quasi esclusivamente maschile, ma anche con gli interventi post-unitari l’analfabetismo femminile toccava punte altissime soprattutto nei ceti meno abbienti.
La formazione femminile era considerata un lusso e addirittura una perdita di tempo, destinate ai lavori in casa o in campagna.
Le bambine più grandi accudivano i fratellini.
Le bambine potevano al massimo frequentare le prime due classi elementari per imparare a mèttiri la firma, a firmare.
Non si frequentava in appositi edifici scolastici, ma in case private e se i bambini erano pochi si formavano delle pluriclasse. Con la costruzione dell’edificio scolastico negli anni ’20 le classi, e l’accesso, divennero separati per genere.
Le famiglie manduriane più benestanti affidavano la formazione delle figlie a prestigiosi collegi come quello delle Marcelline a Lecce.
Estremamente severi gli insegnati che impartivano l’educazione con punizioni: far inginocchiare lo scolaro su ceci dietro la lavagna, colpire lo scolaro con colpi di riga sul palmo della mano. I genitori condividevano questa severità incoraggiandola con frasi: talli professò, ca li oli, dagliele, professore, perché le merita.
Le materie di studio nel 1928 comprendeva solo italiano, storia, geografia, scienze e aritmetica, ma anche bella scrittura, ortografia, conto, igiene, nozioni di diritto ed economia, lavori domestici e manuali.
Andammo a far colazione nella casa ospitale di don Eugenio Arnò; ed ebbi li occasione per la prima volta di esperimentare l'etichetta pugliese. Tutti gli ospiti sono invitati prima a prendere posto a tavola, e si siedono tutti da un lato, nella parte migliore, mentre il padrone e la padrona di casa occupano il posto più modesto. Don Eugenio mi raccontò diverse e curiose usanze di questa estrema parte, che adesso - sì comprende - vanno sollecitamente disparendo. "Ai miei tempi" diceva egli, "ero un famoso ballerino di pizzica-pizzica; e quarant'anni fa se c'era un matrimonio nel popolo, era sempre un giovanotto di buona famiglia, che dava il braccio alla sposa per accompagnarla in chiesa e poi a casa nuovamente; ed io sono stato spesso prescelto a fare il cacciatore, come lo si chiamava. Non mancavano i suonatori, e c'erano rinfreschi per tutti gli intervenuti. Il ballo veniva sempre iniziato dalla sposa e dal cacciatore, che ballavano insieme la "pizzica-pizzica" mentre lui gettava pugni di confetti sulla sposa, prendendoli dalle saccocce ricolme. Quando il ballo finiva, egli era obbligato a fare un regalo alla sposa; e quindi questa invitava il suocero o qualcuno che lo rappresentasse a proseguire la danza; e così a turno per tutti gli invitati che le regalavano in cambio un carlino d'argento. Se la sposa era bella e piacente, arrivava a fare fino a centocinquanta franchi in questo modo; “ma adesso" soggiungeva Don Eugenio: "con questo benedetto progresso tanto decantato da mio zio, il carlino d'argento si è cambiato in un pezzo da due centesimi, e quella povera gente non può neanche pagare le spese della musica, del vino e dei taralli. Qualche volta le feste di un matrimonio duravano due tre giorni. Quelli sì che erano tempi”, finiva don Eugenio con un sospiro.
Il matrimonio, spunsalizziu, era preceduto da una serie di cerimonie e preparativi: la menzaffita, mezza affida, si effettuava cu lu sciri a l’arciprèti, dare la promessa, almeno 4 giovedì prima della data stabilita per le nozze.
Da quel giorno cominciava lu bannimièntu, le pubblicazioni di nozze. Seguiva un a piccola e intima festicciola alla presenza del compari e della comare d’anello, futuri testimoni alle nozze.
Per il matrimonio tra consanguinei, un tempo molto diffuso, era necessaria una dispensa apostolica, accordata più facilmente se si dichiarava di aver avuto rapporti sessuali, eccesso di sfrenata libidine, sic., promettendo, però, un allontanamento fino al giorno del matrimonio, pena la scomunica. Alla possibile nascita di figli malformati da questi matrimoni si riferisce un proverbio: sangu cu sangu nno nci ttacca, tra consanguinei il matrimonio non lega.
Le partecipazioni di nozze erano inviate per mezzo di una donna che portava un vassoietto di dolci.
La casa degli sposi, arredata secondo le possibilità economiche delle rispettive famiglie, era aperta il giovedì precedente le nozze, ccu bètunu lu lietttu ti la zita.
In genere la madre della sposa esibiva la tota, il corredo, allineato su tavole e casse in bella mostra.
Due anziane parenti avevano provveduto a cunzàri lu lliettu ti la zita, ovvero sistemare le lenzuola e coperta ricamate e lu rufianu, striscia di stoffa ricamata che si usava al posto del risvolto del lenzuolo. Anche l’abito della sposa, che fino agli anni ‘30 non era bianco ed era acquistato dalla famiglia dello sposo, era esposto il giovedì.
L’attribuzione della dote era ritenuta un vero obbligo economico, come la verginità sotto l’aspetto morale, ed erano regolate da precise leggi previste nel Codice Civile.
Titolo: Il Cholera a Manduria – Cronaca e maldicenza
Autori: Carmelo Schiavoni
Data di pubblicazione: Ristampa dell’opera apparsa anonima nel 1886
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il cavallo farcinoso. Processo per la morte di un trappetaro nella Manduria di fine ‘800
Autori: Fulvio Filo Schiavoni
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il centro storico di Uggiano Montefusco – Via Palazzi – Via Cupone – Via Forno – Via Supporto
Autori: Giulio Becci
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il centro storico di Uggiano Montefusco – Via Lunga
Autori: Giulio Becci
Data di pubblicazione: 2012
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: I Protocolli dei notai di Casalnovo nel Cinquecento
Autori: M. Alfonsetti, M. Fistetto
Data di pubblicazione:
Editore: Barbieri
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: I Servi di Maria a Manduria. Dal sec. XVI al sec. XIX
Autori: Maria Grazia Mariggiò
Data di pubblicazione: 1995
Editore:
Argomenti: Storia e Tradizioni