Il folklore, i riti e le leggende di un territorio sono il patrimonio culturale tramandato nel tempo, che raccontano le tradizioni, le credenze e le storie di una comunità. Questi elementi aiutano a conservare l’identità locale, rafforzano il senso di appartenenza e trasmettono valori, paure e speranze di generazione in generazione.
Titolo: Giuseppe Gigli e la cultura salentina tra otto e Novecento
Autori: AA.VV. Coordinamento editoriale Vittorio Basile
Data di pubblicazione: 2001
Editore: Filo Editore
Argomenti: Atti del convegno nazionale.
Manduria, 1887 – 1963.
Medico. Ha combattuto nella 1° Guerra Mondiale.
Fu per molti anni direttore della biblioteca comunale M. Gatti. Fu ispettore onorario per la conservazione degli scavi e monumenti, ispettore bibliografico onorario e socio ordinario della Società di storia patria per la Puglia. Tra i suoi scritti ricordiamo gli studi Immigrazioni di Albanesi e Levantini in Manduria e Manduria nel Risorgimento, oltre a numerosi scritti pubblicati su Rinascenza salentina, su la Torretta di Manduria, la Voce del popolo di Taranto e La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari. Appassionato di cultura locale popolare, raccolse in una sorta di Zibaldone, intitolato Robba sbutata, la traduzione in dialetto manduriano di commedie e poesie di autori classici. Tra le commedie adattate ricordiamo La capasa, tratta dall'Aulularia di Plauto e Lu massaru Cricoriu Ruscirusci, tratta da Sior Todero Brontolon di Goldoni.
Curiosità. Gli è stata intitolata una via di Manduria e un Istituto Comprensivo.
Titolo: Lu Scegnu Ritrovato il Fonte Pliniano in Tre Conferenze
Autori: Greco, Michele; Jacovelli, Gianni; Tragni, Bianca
Data di pubblicazione: 1995
Editore: Circolo Cittadino, Manduria,
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Lu Curru
Autori: Terzo Circolo Didattico, Manduria (a cura di)
Data di pubblicazione: 1991
Editore: Pubblicato dall’amministrazione comunale
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Lu illanu e Santu Pietru. Da Bevagna a Casalnuovo
Autori: Emilio Greco
Data di pubblicazione: 1995
Editore: Barbieri
Argomenti: Racconto in vernacolo
Titolo: Liber amicorum. Miscellanea di studi storici offerti a Rino Contessa (Tomo I e II)
Autori: A cura di Giovangualberto Carducci
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Li maištri maištri. Antologia di poesie e prose in dialetto mandurino
Autori: Pietro Brunetti
Data di pubblicazione: 2017
Editore: Barbieri Selvaggi
Argomenti: Poesie
Titolo: Le confraternite laicali di Manduria
Autori: a cura di Brunilde Maggi e Ave Parisl
Data di pubblicazione: 1999
Editore: Regione Puglia C.R.E.S.C. TA/55 MANDURIA
Argomenti: Storia e Tradizioni
Otto schede relative alle otto confraternite cittadine: del SS. Sacramento, della Morte e Orazione, dell'Immacolata, del Carmine di S. Giuseppe, S. Leonardo, della Purificazione e della Madonna del Rosario. Sul recto della scheda la foto a colori di un confratello con l'abito, sul verso una serie di notizie sulla fondazione della relativa congrega, la sede, l'edizione dello statuto, l'organizzazione interna, le feste che la vedono protagonista, la descrizione dello stendardo e dell'abito, il numero degli iscritti. È anche contemplata una bibliografia essenziale di riferimento.
Titolo: La tarantata. Commedia in tre atti in dialetto manduriano
Autori: Leon Lacaita, R. Jurlaro
Data di pubblicazione: 2006
Editore: Lacaita
Genere: Commedia
Argomenti: tradizioni popolari.
Titolo: La donna. Ieri e oggi. Il vissuto nelle immagini (1880-1945)
Autori: Ist. Tecnico Einaudi di Manduria (a cura di)
Data di pubblicazione: 1996
Editore: Arti grafiche pugliesi, Martina Franca
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il Cholera a Manduria – Cronaca e maldicenza
Autori: Carmelo Schiavoni
Data di pubblicazione: Ristampa dell’opera apparsa anonima nel 1886
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: Il cavallo farcinoso. Processo per la morte di un trappetaro nella Manduria di fine ‘800
Autori: Fulvio Filo Schiavoni
Data di pubblicazione:
Editore: Filo Editore
Argomenti: Storia e Tradizioni
Titolo: I boschi Cuturi e Rosamarina. Ipotesi di conservazione e valorizzazione turistica
Autori: Ist. Tecnico Einaudi di Manduria (a cura di)
Data di pubblicazione: 2004
Editore: Neografica, Latiano
Argomenti: Storia e Tradizioni
Secondo il Coco l’origine di questo borgo risale alla fine del secolo XII, quando alcuni abitanti di Casalnuovo (Manduria) si rifugiarono nel luogo dove sorge Uggiano, nel quale sembra che vi fosse stata una dimora di sentinelle o vigili, vigilarum, "posta al confine del principato di Taranto lungo la via Appia". Da lì il nome, Viggiano. Colella nella sua Toponomastica Pugliese sostiene invece che il nome richiami le vigne che si estendono in quantità nei dintorni.
La tradizione vuole che già in età federiciana vi fosse localizzato un castello, ma mancano, purtroppo, attestazioni certe, e la località salentina non è menzionata nello Statutum de reparatione castrorum. Il primo documento che parla di Uggiano è una carta del 1315, dove il re Roberto d’Angiò concede il feudo, il casale con tutte le pertinenze a Costanza Montefusco, vedova del cavaliere Egidio de Fallosa, che già possedeva i casali di Cellino, Parietalto e il territorio di San Marzano. Da allora il paese cominciò ad essere denominato Montefusco, in onore della famiglia feudale. Nel 1949, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Taranto, constatando la completa distruzione del monumento, revoca il vincolo che essa aveva posto su tutto il comprensorio del castello. Con la colpevole e forse interessata negligenza sia del proprietario che della Soprintendenza, il castello medievale di Uggiano Montefusco scompare per sempre, sostituito da abitazioni private.
La masseria si trova poco fuori l’abitato di Uggiano Montefusco, frazione di Manduria, e fa parte di un itinerario che propone, in poco più di 8 km, la visita alla Masseria fortificata Le Fiatte, all’ex Abbazia di Santa Maria di Bagnolo (XIII sec.) e alla Masseria Bagnolo. Essa è cinta da muri a secco. E immersa nel paesaggio, tra distese di vigneti e uliveti.
La statua della Madonna del Mare si trova a circa mezzo miglio dalla costa, a 17 metri di profondità nei fondali di Torre Colimena, in direzione sud-sud-est. Fu collocata nell’ottobre del 2008, dal Corpo Carabinieri Subacquei, una statua bianca della Madonna in seguito a un progetto proposto dal Gruppo Subacquei Alfa A.P.S. MADONNA DEL MARE DI AVETRANA. La Madonna del Mare si festeggia con un rito suggestivo l’ultima domenica di luglio. Oltre a processioni, canti ed inni, viene deposta, alla base della statua, una teca contenente alcune frasi che i credenti del posto rivolgono alla Madonna.
Semplice, lineare a fatta con conci di tufo, come nella tradizione popolare, non se ne conosce la datazione.
All’interno tre affreschi molto sbiaditi: deposizione di Cristo con a s. Maria di Magdala che accarezza il corpo di Gesù e dietro Maria, madre di Gesù, semisvenuta, sotterra da Maria di Cleofa; Sant’Antonio con il bambino seduto sul libro. Alle spalle del santo si nota una chiesa con un campanile e la sagoma di una serie di alberi; sacra famiglia. A d. San Giuseppe che tende la mano a Gesù in piedi. A s. Maria, ma l’immagine è quasi scomparsa.
Leggenda: gli anziani di Fragagnano ricordano che un loro compaesano veniva di notte, tormentato da una voce che gli rivelava l’esistenza, nei sotterranei della cappella, di una capasa piena di ori che avrebbe arricchito colui che fosse stato in grado di ritrovarla. L’uomo incuriosito chiese dove fosse l’acchiatura, ma la voce gli disse che il posto gli sarebbe stato svelato solo a condizione che lui, di notte, lasciasse una bambina in fasce sull’altare della cappella, solo il tempo di prendere quel tesoro; non gli veniva promesso, però, che al ritorno l’avrebbe trovata. Credendosi furbo portò un bambino di 5/6 anni, la capasa la trovò, ma piena di cenere. Dopo essere fuggito con il bambino quella voce tornò a tormentarlo, rimproverandolo per non aver rispettato le condizioni e quindi l’incantesimo sciolto per sempre.
Se ne ha notizia dal marzo 1748, quale proprietà del medico Don Francesco Armerà, che la lascia in eredità ai fratelli. Seguiranno diversi passaggi di proprietà. Ha un solo livello, la masseria oggi è annunziata da un portale ad arco, al cui lato destro sorgono le abitazioni sia al piano terra sia a quello superiore. A sinistra, altri caseggiati e un pozzo con boccale in pietra.
Proprietà di Don Giulio Cesari di Manduria, la masseria fu riportata al feudo di Lizzano nel 1658. Nel 1672 risultava bene nella disponibilità delle suore Benedettine di Casalnuovo. Successivamente la masseria entrò nel marchesato di Nicola Chiurlia, il quale rispondendo alla supplica delle suore, lo restituì all’ordine religioso. Nella seconda metà dell’800, il bene figurava tra le proprietà della famiglia Maiorano che lo affittò a più riprese.
Attualmente, la masseria è annunciata da un portale ad arco. Al piano terraneo, oltre ad alcune abitazioni, compaiono locali adibiti a stalla. Sopra al piano rialzato, che serviva da abitazione, insistono altri locali con un caminetto. Sul terrazzo è posta una colombaia.
Nel catasto onciario del 1749, compariva come proprietà del canonico don Giuseppe Marasco della terra di Casalnuovo. Successivamente la masseria divenne di proprietà di Gaetano Briganti e poi dei suoi eredi, che la affittarono ripetutamente.
Di questa masseria oggi è rimasto solo un locale con volta a botte. Permane anche un Acquaro con un boccale a varie pile.
Il terreno che avrebbe ospitato la masseria entrò nel marchesato Chiurlia a partire dal 1729, tant’è che nel catasto onciario del 1749 non se ne trova menzione. Il primo documento che la cita è del 1811. Concessa in affitto più volte a diversi conduttori, dalla seconda metà dell’800 la masseria diventò di proprietà di Orazio Airò, poi ancora della famiglia Chiurlia e infine della famiglia di Adolfo Tocci.
Attualmente, la costruzione della cantina sociale San Pasquale ha nascosto quella che fu residenza di campagna della famiglia Tocci.
La masseria è composta di una zona ad esclusivo uso del proprietario e di un’altra con gli alloggi del massaro e dei contadini e le curti.
Di proprietà del defunto duca Clodinio, nel 1698 fu devoluta alla Regia Camera, entrata successivamente nel marchesato Chiurli, fu concessa in affitto fino al 1853. Attualmente permane una costruzione non molto antica (fine ‘800 inizi ‘900) con un camino e una cantina sottoposta, che serviva da stalla.