Maruggio è un piccolo centro abitato di circa 5.000 residenti, situato nella zona meridionale del territorio del G.A.L. e affacciato sulle sponde del Mar Ionio. Le origini del borgo risalgono probabilmente alla fine del IX secolo d.C., periodo in cui fu assegnato come feudo prima alla famiglia Cateniano e successivamente ai De Marresio. Durante il XII secolo, sotto il controllo dei Templari, il paese fu inglobato nella Terra d’Otranto.
A partire dal XIV secolo, furono i Cavalieri di Malta, eredi dell’Ordine Templare, a dare nuovo prestigio al luogo. In questo periodo la città fu fortificata grazie alla costruzione di un castello e di torri lungo la costa. Il XVI secolo segnò per Maruggio un’epoca fiorente, caratterizzata da ricchezza e sviluppo. Il dominio dei Cavalieri di Malta si protrasse fino al 1819, anno in cui Maruggio ottenne lo status di comune indipendente.
Amarcord Maruggese - anno 1986
I fratelli Schirone di Maruggio, entrano nella hit parade nazionale con la canzone Onde. Un tormentone si direbbe oggi, dell'estate '86, partito da un percorso professionale musicale di due cantanti maruggesi.
Il duo debutta nel 1986 con il 45 giri Onde, pubblicato dalla CGD con cui partecipano al Festivalbar vincendo il Disco verde. Il disco contiene anche la versione strumentale di Onde, intitolata Waves, che farà parte della colonna sonora del film Rimini Rimini del 1987. Il brano è scritto insieme a Carmelo La Bionda.
L'anno successivo esce il loro secondo disco Un'estate fortunata, trainato dal brano omonimo, scritto sempre in collaborazione con i La bionda di cui saranno anche i produttori. Al testo partecipa anche Sergio Conforti, in arte Rocco Tanica degli Elio e le storie tese.
La festa della Madonna del Verde è un'antica e tradizionale festa religiosa di Maruggio celebrata da tempi remoti. Il culto della Vergine è legato ad una tradizione popolare secondo la quale la Madonna avrebbe il potere taumaturgico di far guarire dal "Male del Verde", ossia dall'anemia emolitica da favismo, che dava un colorito verde al corpo: per questa caratteristica avrebbe ricevuto l'appellativo di Madonna del Verde.
La chiesa a lei dedicata (originariamente consacrata a Santa Maria del Tempio e costruita alla fine del '500) era un tempo meta di pellegrinaggi anche dagli abitanti dei paesi limitrofi.
I riti legati alla festa iniziano il giorno 20 novembre, vigilia della festa vera e propria, con il rito detto 'Ssittàta alla Matònna (tradotto: seduta alla Madonna). Il 21 Novembre il simulacro viene portato in processione per le vie del paese. La tradizione popolare vuole che la festa segni la fine di tutte le processioni locali e l'inizio della stagione invernale a Maruggio.
Nel video diverse testimonianze dei maruggesi anziani che ricordano i miracoli compiuti dalla Madonna del Verde
Il 13 giugno 1637 i pirati turchi assalirono la Commenda Magistrale di Maruggio (ora provincia di Taranto), allora retta dai Cavalieri di Malta, in particolar modo da Fra’ Giovan Battista Naro che qualche anno prima aveva catturato numerose navi turche nel Mar Adriatico; l’esperto stratega, anche grazie all’aiuto del popolo di Maruggio, riuscì a scacciare gli invasori senza subire gravi perdite.
I turchi, narra la leggenda, riuscirono solo a rapire una giovincella che fu portata ad Algeri; molti anni dopo la stessa ritornò a Maruggio dopo essere stata liberata come premio per aver salvato la moglie del suo padrone grazie alle preghiere rivolte alla Madonna, dopo che tutti gli altri tentativi erano risultati vani. Da un po’ di anni proprio la comunità di Maruggio, rievoca questi due importanti avvenimenti storici in “Attacco a Maruggio”.
Leggenda della collinetta della “Madonnina dell’Altomare”
Si narra che nelle viscere della collinetta ci possa esser nascosto un tesoro. Un giorno un pastorello, che stava pascolando il gregge nei pressi della Madonnina, salito sulla sommità dell’altura, scorse di lontano un antro. Si avvicinò e vide una scalinata, scavata nella roccia che scendeva nell’interno. Spinto dalla curiosità scese i gradini e si trovò ben presto in un tempio sotterraneo dove c’era ogni ben di Dio: collane, anelli, pietre preziose e perle a bizzeffe. Ammaliato da tanto splendore, il pastorello si gettò dentro quel mare d’oro e d’argento. Ma sul più bello udì una voce dall’esterno che gridava: «al lupo!» Resosi conto del pericolo, risalì alla superficie, ma si avvide che il lupo non c’era e che le sue pecorelle pascolavano tranquillamente sulle pendici della collinetta. Allora corse nuovamente verso l’entrata della caverna, ma non la trovò: era sparita come per incanto!
IL TESORETTO DI MARUGGIO
In agro di Maruggio, in una località non precisata, fu rinvenuto un gruzzolo di monete inventariate IGCH 1914. Esse furono rinvenute nel 1905 e sono costituite da 48 esemplari in argento delle zecche di Tarentum, Meapontum, Sybaris, Thurium, Velia, Caulonia e Croton. Data di occultamento: 380 a.C. Del nucleo originale si conservano 36 esemplari, oggi conservati nel tesoriere presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
La tonnara di Torre Ovo sorge nelle immediate vicinanze dell’omonima torre ed è costituita da un edificio usato nell’immediato dopoguerra da un gruppo di pescatori del luogo, per poi essere chiusa e riattivata dal 1960 al 1966.
I tonni pescati, del tipo tonno rosso, venivano selezionati in base al loro peso ed inviati nel canale di Sicilia presso una fabbrica di lavorazione di tonni o venduti nei mercati locali. All’interno dell’edificio c’era “lu trajellu” (=corda di sostegno), “lu picciulu” (= piccola camera dove i tonni erano depositati dopo la pesca), “la cammira ti la morti”(= la camera, stanza dove venivano puliti i tonni).
La foto, datata 1955, ritrae in primo piano uno squalo smeriglio pescato nella tonnara di Torre Ovo, con pescatori e contadini della zona.
Insieme a Librari e Trullo di Mare costituisce la marina di Torricella, anche se è amministrativamente parte del comune di Maruggio.
Edificata nel 1473 nell’allora feudo di Maruggio come sistema difensivo contro i Saraceni e di altezza di 15 m, fu utilizzata nel 1900 come torre d’avvistamento nella seconda guerra mondiale, per questo nella spiaggia vicina si possono notare altre piccole torrette. Il suo mare custodisce i resti di una delle più antiche attività pescherecce del Mediterraneo, ovvero la tonnara, nonché di un antico porto.
“… lontano da detto fiume Ostone vi è la Torre del Monte dell’Ovo, la quale è sita in un capo, dove si innalza alquanto la terra, detto il capo, e il Monte dell’Uovo, dalla figura ovale, al quale si viene per dirittura ingolfando la navigazione di Gallipoli”.
Un’altra pianta importante è il timo arbustivo, anch’esso presente in abbondanza lungo le dune. Non si discosta molto dal timo classico (Thymus) se non per il tronco robusto e tozzo. Il Timo arbustivo si riproduce per seme ed era apprezzato già in antichità, noto per le sue proprietà antisettiche, digestive, aromatizzanti, espettoranti e come aromatizzante per cibi. È una pianta mellifera con un forte potere attrattivo sulle api, tant’è che il miele di timo è uno dei prodotti con qualità migliori se pur ormai quasi introvabili.
Pianta importante nelle tradizioni degli abitanti del posto è l’elicriso (Helichrycrisum italicum), presente in abbondanza lungo le dune costiere. La pianta veniva usata, dalle vecchie generazioni, ad uso officinale mediante la creazione di tisane, sciroppi e estratti liquidi. Non abbiamo trovato testimonianze precise dei metodi di preparazione, se non che era indicato contro le malattie respiratorie e contro le allergie nonché contro le ustioni.
Il Marrubium o marrubbio comune il cui nome deriva dall’ebraico mar = amaro e rab = succo, in riferimento al gusto della pianta, ed era una delle 5 piante amare che gli ebrei assumevano in preparazione alla Pasqua. Il nome dialettale è simile tra i vari paesi del Salento, es. marrùggiu, marùggiu, marrùgghiu.
Tra le ipotesi etimologiche sul nome del paese Maruggio una delle più suffragate (ma senza una fonte storiche che lo accerti) è quello che lo fa risalire proprio ad un’erba, il marrubium. La cittadina sarebbe stata infatti edificata in una zona ricca di questa erba medicinale, da qui il toponimo.
J. Marasco in un suo articolo apparso su “La voce di Maruggio” avanza l’ipotesi che anche la chiede della Madonna del Verde, edificata sulla precedente chiesa intitolata alla Madonna del Tempio, abbia una relazione con la pianta del Marrubium. Assunse, dunque, il nome di Madonna del Verde poiché doveva trattarsi di un luogo di cura della malaria e del favismo proprio con infusi di Marrubium. Come narrano le fonti non bisogna infatti dimenticare che i Templari erano anche esperti medici e guaritori e che probabilmente sul luogo della chiesa sorgeva anche un ospedaletto templare dedicato a Nostra Signora del Tempio come attestato da una epigrafe: «Templum D. Marie Virg. Dicatum temporum vetustatecollapsumprovidenta ill. militisHieroly. Fr. Pauli Affaitati et munificentia municipium marugiensium a fundamentisrestitutumsalutis anno MDXXXV».
Il 21 novembre si festeggia la "Madonna del Verde", secondo una leggenda popolare, la Madonna avrebbe guarito dei bambini affetti da favismo, una malattia che conferiva al corpo una sfumatura verdastra.
Le qualità officinali del Marrubio sono descritte da Dioscoride nel suo antico trattato De Materia Medica: veniva usato come digestivo, come vermifugo, come espettorante, come tossifugo, come facilitatore delle mestruazioni, come rimedio contro i veleni ed il decotto era utile al fegato.
Le Dune costiere coprono quasi tutto il litorale che porta a San Pietro in Bevagna e parte dell’area che porta a Torre Ovo. Formatesi tra i 7500 e i 3000 anni fa, le dune arrivano ad altezze anche di circa 12 metri. La loro perfetta esposizione a sud ha contribuito allo sviluppo di un ecosistema peculiare con notevoli esempi di flora della macchia mediterranea. Negli ultimi decenni del Novecento le dune hanno perso parte del loro originario fascino, a causa della costruzione della strada Litoranea Salentina che ha provocato lo spianamento di alcune dune alte fino a 20 metri un tempo. L'ambiente delle dune è stato anche compromesso a causa dell'abusivismo edilizio incalzante nello stesso periodo. Nonostante ciò, l'ambiente resta sempre uno dei meno antropizzati del litorale ionico salentino. Da pochi anni sono un sito di interesse comunitario. Vi è stato creato il "Parco delle dune di Campomarino", proposto dal giugno 1995, la cui area protetta si estende lungo tutta la costa del comune di Maruggio e comprende l'habitat prioritario delle "dune grigie".
Il Bosco del Marchese è situato a est del centro abitato nelle immediate vicinanze dell’omonima masseria ed è costituito da lecci che sono sicuramente di recente impianto o nascita, da come si può notare facilmente dalla grandezza degli stessi. Alcune voci descrivono questo luogo come appartenente all’antica foresta oritana, anche se non ci sono fonti che accertano ciò.
Il Bosco della Maviglia appartiene ai terreni dell’omonima masseria, situata a est dell’abitato. Il bosco è principalmente costituito da lecci che sono sicuramente di recente impianto o nascita, da come si può notare facilmente dalla grandezza degli stessi. Dal bosco si accede alla proprietà della masseria passando da un arco in pietra rivolto a sud e che, a detta di esperti della materia, rappresenta uno dei tanti simboli massonici presenti nella proprietà.
La Masseria Maviglia era di proprietà della famiglia di Pasquale Covelli, sposato con Angela Antonia Majro. Il complesso comprendeva abitazioni al piano superiore e inferiore, cortili, una cappella e altri ambienti funzionali. Due chiuse delimitavano l’area agricola: una chiamata “la cappella” e l’altra “di mezzo”. La masseria si estendeva su 92 tomoli di terreno seminabile e 98 di macchia mediterranea, con 90 alberi di ulivo.
Un elemento affascinante della masseria è la presenza di simbologie che alcuni studiosi locali ritengono legate alla massoneria e all’esoterismo. Ai piedi del portale d’ingresso si trova una struttura particolare, un quadrato, figura associata al numero 4: simbolo di stabilità, ordine e radicamento. Nella visione massonica, il quadrato rappresenta la trasformazione dell’essere umano da pietra grezza a pietra levigata—pronto, nella sua unicità, a contribuire alla costruzione del simbolico Tempio dell’Umanità.
La Torre Moline fu edificata dopo il 1473 nell’attuale piazza centrale di Campomarino di Maruggio, anche se le prime attestazioni documentarie risalgono al 1583, come riportato dal torriero caporale Francesco De Carbuines. Nel corso del tempo, fu conosciuta con vari nomi: “Torre la Molinella”, “Torre delle Moline” e “Torre de Molini”, nomi legati all’attività di estrazione di blocchi di pietra dagli scogli marini per la realizzazione di mulini.
Nel 1825 la torre risultava già in condizioni precarie, e nel 1842 ne fu registrato l’abbandono.