Flora e fauna
- Titolo
- Flora e fauna
- Descrizione
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Il territorio degli 11 comuni GAL Terre del Primitivo presenta una superficie di 554,99 km, non ci sono grosse differenze a livello morfologico, con i rilievi che raggiungono l'altezza massima di 166m s.l.m, i punti dove si trova una maggiore differenziazione della flora e della fauna sono le zone costiere dei comuni di Lizzano, Torricella, Maruggio, Manduria e nelle zone di Avetrana.
Pur avendo una così ridotta superficie e una così estesa omogeneità territoriale, gli 11 Comuni ospitano una enorme varietà di ecosistemi, dominati da migliaia di specie vegetali e centinaia di specie animali, per questo studio, dal punto di vista prettamente naturalistico, si è deciso di procedere con una selezione, per questo saranno prese in esame le specie iconiche, con un forte impatto sulla cultura enogastronomica e non solo.
Oltre all'spetto tecnico delle specie, le schede avranno la forma sia di “cunti”, qualora venissero trovati, cioè raccolte di storie legate ad avvenimenti o luoghi che hanno per protagonista quella determinata specie o con la raccolta di informazioni su utilizzi in ambito culinario e non solo.
- Sezione
- natura, enogastronomia
Contenuti
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FLORA: LA CAROTALa carota (Daucus carota L., 1753) è una pianta erbacea dal fusto di colore verde appartenente alla famiglia delle Apiaceae; DESCRIZIONE: a differenza della carota comune quella selvatica è una pianta biennale con una radice legnosa che dal secondo anno di vita sviluppa un grande fusto fioriero che si ramifica e forma degli ombrellini alla cui estremità si sviluppano le infiorescenza, i fiori sono molto piccoli, di colore bianco e raggruppati in mazzetti, più o meno grandi, nel cui centro spiccano dei fiori di colore rosso molto scuro. DISTRIBUZIONE: nel territorio italiano: zone umide e temperate, ai margini dei sentieri oppure lungo le dune sabbiose della costa e addirittura sulla sommità delle scogliere. Considerata una pianta infestante. CURIOSITA: la pianta viene usata in ambito medicale e cosmetico oltre che culinario, la pianta è ricchissima di oli essenziali ma soprattutto Pectina, flavonoidi, sostanze minerali, carotene e vitamine B1; B2, C Utile per combattere scottature, dermatiti e sfoghi della pelle, ha effetto di gastroprotettore sul intestino, aiuta a combattere il bruciore agli occhi. In ambito cosmetico può essere impiegata come base per trucchi in Ambito culinario ormai completamente sostituita dalla sua discendente domestica, può però essere impiegata, le foglie in insalate, le radici bollite , e i semi come base per liquori
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FLORA: LA CARDOGNA MACCHIATALa cardogna macchiata (Scolymus maculatus L., 1753) è un genere di piante angiosperme dicotiledoni della famiglia delle Asteraceae. DISTRIBUZIONE: pianta erbacea annuale della famiglia Asteracee, presente in tutto il bacino del Mediterraneo dal livello del mare fino alla zona submontana. Più frequente al sud e nelle isole; nei ruderi, lungo le strade, negli incolti; qualsiasi tipo di terreno con esposizione in pieno sole; non hanno bisogno di essere irrigate se non a fronte di prolungata siccità. DESCRIZIONE: è una pianta con portamento vigoroso, che nel primo anno forma una rosetta basale di foglie e nel secondo anno lo scapo fiorale alto fino ad oltre 100 cm (fusto alto 1m) Le foglie: tutta la superficie della foglia è lucida, con grandi venature bianche che spiccano sul verde chiaro (disegno marmorizzato); è di consistenza coriacea, flessibile e difficile a rompersi. Il rivestimento ceroso agevola il deflusso dell'acqua per mezzo di grosse gocce. Le spine sono difficili da maneggiare e richiedono l'uso di guanti di protezione. I fiori: sono ermafroditi di colore giallo La radice: robusta, capace di dissodare naturalmente i terreni compatti. CURIOSITA: le giovani foglie e le radici sono commestibili, anche se non in tutte le nostre regioni sono conosciute le sue qualità, esse non sono affatto trascurabili, forse la presenza di spine ispide ed insidiose non invita a raccoglierla. La radice carnosa si usa bollita o stufata ed è eccellente, quale contorno per carni e pesci, mentre tostata viene usata quale succedanea del caffè. Le coste private doverosamente dalle spine e dalle foglie, si mangiano sia lesse che fritte ed hanno un sapore più intenso dei carciofi.I fiori essiccati sono usati per la colorazione di alimenti ed in certi casi sostituisce lo zafferano, benché dia solo un bel colore, ma non altrettanto sapore.
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San Pietro in BevagnaQuesta località è caratterizzata dalla presenza di una torre costiera cui è addossata la chiesa di S. Pietro in Bevagna; l'intero complesso si colloca a 200 metri circa dal litorale. Nella zona sono attestati insediamenti neolitici studiati dal Fedele, che effettuò i rilievi quando l'area non era ancora interessata dal fenomeno di urbanizzazione intensa. Presenze altomedievali sono state individuate all'interno dell'edificio sacro addossato alla torre costiera.
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FLORA: IL CARDO MARIANOIl cardo mariano (Silybum marianum (L.) Gaertn., 1791) è una pianta erbacea biennale della famiglia Asteracee DESCRIZIONE: è una pianta con portamento vigoroso, che nel primo anno forma una rosetta basale di foglie e nel secondo anno lo scapo fiorale alto fino ad oltre 150 cm (fusto alto 1-2 metri) Le foglie: tutta la superficie della foglia è lucida, con grandi venature bianche che spiccano sul verde chiaro (disegno marmorizzato); è di consistenza coriacea, flessibile e difficile a rompersi. Il rivestimento ceroso agevola il deflusso dell'acqua per mezzo di grosse gocce. Le spine sono difficili da maneggiare e richiedono l'uso di guanti di protezione. I fiori: sono ermafroditi. La fioritura ha luogo in piena primavera, da aprile a maggio del secondo anno. Sono color porpora, profumati, simili a quelli del carciofo. I frutti: sono costituiti da un frutto secco contenente due o più semi. Maturano in piena estate e in seguito all'apertura dei capolini i semi vengono disseminati dal vento. La radice: robusta, capace di dissodare naturalmente i terreni compatti DISTRIBUZIONE: Mediterraneo, dal livello del mare fino alla zona submontana. Più frequente al sud e nelle isole; nei ruderi, lungo le strade, negli incolti; qualsiasi tipo di terreno con esposizione in pieno sole; non hanno bisogno di essere irrigate se non a fronte di prolungata siccità. CURIOSITA: pianta officinale dalle proprietà depurative e protettive sul fegato, ingrediente nella preparazione di liquori d'erbe, decotto o infuso efficace antiossidante, le radici hanno proprietà diuretiche e febbrifughe. Le foglie hanno proprietà aperitive, in cucina i capolini possono essere usati in risotti, le radici si possono lessare e consumare insieme ad altre verdure dell'orto o per insaporire minestre, le foglie più tenere si possono raccogliere e farcire come cannelloni, il gambo ben pulito e affettato può essere usato per la parmigiana. CENNI STORICI: Un'antica tradizione cristiana, vuole che il nome "mariano" derivi da piccole striature bianche sulle foglie della pianta, che dovrebbero rappresentare il latte di Maria Vergine, perso durante l'allattamento presso un riparo in una vegetazione di cardi, nel periodo di fuga in Egitto con Giuseppe e Gesù bambino. Successivamente, venne quindi indicato in particolare a tutte le madri in allattamento, appunto per i suoi principi depurativi. NELLA CULTURA POPOLARE : era associato alla disintossicazione da funghi velenosi. Contiene una sostanza (tiramina) in grado di stimolare la produzione di eccitanti (dopamina, adrenalina) che aumentano i livelli di pressione arteriosa. L’assunzione frequente e in grandi dosi di cardo mariano è controindicata nei pazienti che soffrono di ipertensione
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FLORA: LA CALENDULA ARVENSISLa calendula arvensis L., 1763 è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteraceae (sottofamiglia Asteroideae). DESCRIZIONE: pianta con ciclo annuale o biennale, si presenta con un'altezza che varia dai 30 ai 50 cm, le foglie sono posizionate nella parte più alta dello stelo, presentano dimensioni ridotte tra i 20-50 mm, presentano margini piuttosto uniformi, con una leggera peluria biancastra, la pianta presenta infiorescenze a capolino tipiche della famiglia, con i fiori centrali maschili e i fiori esterni femminili, l'infiorescenza presenta il caratteristico colore giallo arancio. DISTRIBUZIONE: la pianta è diffusa in tutto il bacino del mediterraneo e nel vicino oriente, ma si può trovare anche in Germania e Svizzera e Austria cresce fino ai 600 m s.l.m, con substrati possibilmente calcarei e con pH basico. CURIOSITA: la pianta ha vari usi in ambito medico e cosmetico, la pianta presenta la capacità di essere un analgesico per i dolori del ciclo mestruale oltre che a regolarne il flusso e la durata, inoltre il decotto può essere impiegato per le infiammazioni del cavo orale e intestinale e inoltre ha la capacità cicatrizzante, in cosmesi viene usata per i suoi oli essenziali che hanno capacità idratante e rinfrescante, utili per combattere la secchezza della pelle. Accompagna inoltre le colture delle Solanacee, per la sua capacità di frammentare e ammorbidire il terreno grazie alle sue radici profonde e di attirare insetti per la lotta biologica. In cucina si usano i fiori per profumare l'acqua per paste o risotti o per ottenere mieli mono cultura.
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Masseria MarcheseIn un'area a Sud della Masseria del Marchese, Biagio Fedele rinvenne frammenti di ceramica neolitica. Trattasi di ceramica ad impasto piuttosto consistente, con motivi decorativi costituiti da tratti più o meno profondi, ottenuti con taglio di stecca, cardium e pizzicato.
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FLORA: LA BORRAGINELa borragine (Borago officinalis L.) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Boraginaceae. DESCRIZIONE: è una pianta che può raggiungere dai 60 cm agli 80 cm di altezza Foglie: ovali ellittiche che presentano una ruvida peluria, verdi-scure raccolte a rosetta basale lunghe 10-15 cm e poi di minori dimensioni sullo stelo. Fiori: cinque petali a stella, blu-viola. Frutti: contengono al loro interno diversi semi di piccole dimensioni. DISTRIBUZIONE: la pianta è diffusa nel bacino del mediterraneo ed è stata successivamente introdotta, nell’estremo est asiatico e in America CURIOSITA: La pianta può essere consumata sia cruda che cotta, in particolare le foglie della Borragine vengono impiegate per minestroni, decotti e frittate, i fiori sono edibili e possono essere impiegati a scopo decorativo, non bisogna abusarne per la sua capacità epatotossica In apicoltura la sua propagazione è stimolata in quanto è una delle prime piante a fiorire in primavera e quindi può offrire una disponibilità immediata di nettare viene anche impiegata per ottenere un pregiato miele mono coltura. In ambito fitosanitario in piccole dosi è un'ottima alleata per i disturbi del ciclo mestruale, come cardio protettore, come tonificante per la pelle, come calmante per la tosse e come diuretico.
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Grotta LuceraA quattro chilometri a S-O di Manduria e a circa un chilometro a N-O della stazione neolitica di Masseria la Fiate. La grotta è formata da più ambienti posti al disotto del livello stradale, con l'imboccatura utilizzata, dai contadini, come sbocco di un profondo canale di convoglio delle acque piovane. Ricerche approfondite, effettuate all'interno della grotta dal prof. Caforio negli anni ‘60, hanno evidenziato presenze di ceramica impressa, incisa e graffita. Furono inoltre individuati numerosi frammenti di ceramica grigio-ferro; resti di paleofauna: Equus e Bos; materiale osseo, tra cui punteruoli, spatole e pezzi di testuggine; un pugnale litico in calcare selcioso. In uno degli ambienti fu rinvenuta una probabile sepoltura, costituita da una fossetta contenente resti ossei. Attualmente la grotta risulta in gran parte ricolma di terra.
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FLORA: L' ASPRAGGINE COMUNEL'aspraggine comune (nome scientifico Picris hieracioides L., 1753) è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteraceae. DESCRIZIONE: Le piante di questa specie sono erbacee perenni o biennali la cui altezza può variare dai 30 cm fino a 80 cm (massimo 1 metro). La forma biologica prevalente della specie è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante perennanti con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e mediamente foglioso; ma si possono trovare anche piante con la forma biologica emicriptofita bienne (H bienn). Tutta la pianta è ispida e sul fusto, sulle foglie e sulle squame sono presenti delle setole a forma d'ancora. Foglie: pelose (uno dei nomi comuni è anche “radicchio peloso”), sono ricoperte di brufoli biancastri Fiori: giallo dorati, rossicci sotto La piante da cruda è molto amara, ma una volta precotta tramite bollitura può essere impiegata in numerose ricette come torte salate e frittate, o più semplicemente ripassate in padella con olio e peperoncino DISTRIBUZIONE: La distribuzione è eurosiberiana, con ecotipi specifici per il cambiamento di latitudine, temperatura e altezza.
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Masseria le FiatteLa Masseria era di proprietà dell’abbazia di Bagnolo e compresa nel feudo omonimo. Apparteneva a Carmela Screti discendente di Michele Screti, affittuario della masseria “Bagnolo” nel 1887. In data 24 ottobre 1991 la Masseria "Le Fiatte" viene acquistata da Nicola Pesare e Grazia Melle, gli attuali proprietari che l'hanno restaurata.
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Uggiano MontefuscoLa frazione di Uggiano Montefusco si colloca a circa due chilometri a S-O della città di Manduria. Fino agli anni 40 erano ivi visibili i resti di un castello medievale, che Del Prete datava intorno al XIII secolo; questi ruderi furono completamente demoliti nel 1949 per far posto a costruzioni moderne. Nell’immediata periferia ad Ovest del paese, a seguito di un intervento di scavo operato dalla Soprintendenza Archeologica di Taranto nel luglio 1983, furono portate alla luce due tombe medievali, costituite da fosse rettangolari rivestite internamente con lastre di pietra carparo. Esse mostravano un restringimento delle fiancate verso la testata. Da alcuni resti ossei rinvenuti all'interno si ipotizza l'utilizzo per deposizioni plurirne. Numerosi resti di ceramica medievale, frammisti a tegole, sono stati individuati, infine, in alcuni poderi posti immediatamente ad Est del centro urbano, nella contrada di S. Moro, spesso citata dagli storici locali come sede di un casale medievale: ceramiche acrome, invetriate gialle, verdi e graffite «tipo Castrignano» e maiolicate bianche e policrome; alcuni frammenti presentano motivi decorativi tipici dello stile «a linee sottili» e «ad uccelli»; rara è la protomaiolica. Queste classi ceramiche sembrano attestare una frequentazione della contrada protrattasi sino al XV-XVI secolo. Memorie locali, raccolte anche dal del Prete, parlano della presenza, in questa località, di un antico fortilizio messapico; nel nome di Uggiano si è inoltre voluto individuare un toponimo di origine romana derivato da Audius.
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TerragneIl sito si trova alla periferia sud-ovest di Manduria, nei pressi dell’ASL. La Soprintendenza Archeologica di Taranto ha effettuato alcune ricognizioni tra il 1983 e il 1985, in occasione delle costruzioni civili, attestando testimonianze di un insediamento di epoca ellenistico-romana, di resti medievali, e soprattutto, nella parte più alta del cosiddetto Monte Terragna, di resti preistorici del neolitico, dell'età del bronzo e del ferro. Già il Tarentini avanzava l’ipotesi, anche se senza riscontri archeologici, dell'utilizzo di questa contrada in epoche remote. Gorgoglione, esaminando i dati, ipotizzava l’esistenza di un villaggio neolitico di fase antico-media. La stratificazione archeologica dimostra l'avvicendamento dalle fasi finali del Mesolitico al momento dello sviluppo dei villaggi Neolitici e di quelli dell'età del Bronzo fino ad epoca romana e medioevale. Il sito di Terragne si discosta dai modelli insediativi caratteristici del Salento, che sembrano previlegiare aree pianeggianti e litoranee con siti anche molto estesi. Terragne evidenzia, inoltre, un’importanza particolare per la probabile presenza di forme di transizione tra Bove selvatico e Bove domestico. Sulla base dei dati palinologici, la zona, durante il mesolitico e poi il neolitico antico-medio, era costituita da un paesaggio aperto, arido, improntato a vegetazione erbacea di steppa a gariga poco rappresentata la vegetazione boschiva. Con l'inizio del V millennio a.C. le testimonianze si intensificano e si aggiungono quelle della coltura di frumenti. Secondo lo studio di Paride Tarentini le testimonianze di epoca ellenistico-romana sono piuttosto sporadiche sul pianoro e concentrate nell'area pianeggiante ad Est, tra la base del Monte Terragna. In tale area i reperti più significativi raccolti in superficie indicano una frequentazione dal IV sec. a.C. circa ad epoca imperiale romana. Al IV sec. sembra risalire un capitello dorico ritrovato. Alla stessa epoca rimandano rari frammenti di vasi a figure rosse, il più significativo dei quali reca evidenti tracce di figura umana. La zona è stata abitata nel X secolo ed è citata in atti notarili del 1508 e nella visita pastorale di mons. Bovio del 1565. Fino agli anni ’50 del ‘900 vi si coltivava il cotone. Oggi il quartiere è costituito in prevalenza da case popolari al alta densità demografica, costruite negli anni ’80. Curiosità. Nella Sala I alla vetrina n. 1 del MarTa sono esposti alcuni oggetti rinvenuti a Terragne, con gli scavi della Soprintendenza del 1988-1991: ansa di grande contenitore decorato a impressione; ciotola decorata a graffito; parete di grande contenitore decorato a impressione; applicazione plastica di protome antropomorfa su orlo di vaso.
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Masseria CuturiMasseria Cuturi nasce nel 1881 con la famiglia Schiavoni Tafuri, la proprietà si estende su 270 ettari e comprende al suo interno una parte del Bosco Li Cuturi, piantato da Federico II di Svevia nel 1100, una zona archelogica Messapica e un piccolo promontorio conosciuto come Il Monte dei Diavoli che sovrasta la proprietà. Il toponimo è attribuito ad una porzione di terreno nel quale ci sono uliveti e vigneti, molti pascoli e una lecceta, originariamente detta Felline e compare già in atti notarili nel 1507. La Masseria ceduta a censo a Ponte di Donno il 10 aprile del 1560. Nel 1625 passò a Matteo del Prete. Nel 700 Michele Imperiali comprò tutta la zona, in precedenza suddivisa. Dopo la morte dell’ultimo principe la proprietà amministrativa passò nelle mani dell’amministrazione regia. Una parte riscattata dai Monaci di Aversa, Masseria, cappella e parte dei terreni e la casa del massaro. Dopo la confisca napoleonica, una parte fu acquistata dagli Schiavoni, proprietà rimasta quasi intatta per secoli, finché pochi anni fa gli eredi hanno venduto la gran parte dei terreni e la masseria stessa. A questa famiglia è legato l’origine del Vino Primivo di Manduria, infatti, nel 1881 Tommaso Schiavoni Tafuri sposò la contessa Sabini, di Altamura. La nobildonna portò in dote le “barbatelle” di Primitivo (la “barbatella” è una talea di vite innestata), che furono piantate a “Cuturi” nella fertile Conca D’Oro. Ed è qui che nacquero i primi alberelli di Primitivo, il cui vino risultò più alcolico e corposo di altri vini pugliesi, un vero nettare degli Dei. Il nome Primitivo gli venne riconosciuto dalla precocità di maturazione di questa varietà rispetto alle altre. Cave, sepolcreto di età ellenistica secondo Arcangelo Alessio, e tombe scarse caratterizzano la zona. I muri di pietra che delineano il bosco alzati riutilizzando i resti dell’antico centro abitato. La notte precedente alla processione di San Pietro da questo bosco di tagliavano le “stanghe”, veri e propri tirsi, bastoni.
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Contrada GuardiolaLa contrada si colloca a destra della provinciale Manduria - San Pietro in Bevagna, a circa 6 chilometri da Manduria e a km. 1,500 a S-O del Monte dei Castelli. Nel 1963 fu scoperta e recuperata dalla Soprintendenza Archeologica di Taranto una tomba con relativo corredo composto da una trozzella e un aryballos. La trozzella presenta corpo globulare, collo breve e largo a tronco dì cono, con ampia imboccatura; piede piccolo e basso; anse a nastro formanti un angolo ottuso, prive di trozze. L'aryballos è di tipo mesoconrizio. La Forti data la deposizione intorno al primo terzo del VI sec. a.C.
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FLORA: L'ASPARAGO SELVATICOL'asparago selvatico ( Asparagus acutifolius) appartiene alla famiglia delle Liliaceae, la stessa degli asparagi comuni (asparagus officinalis). DESCRIZIONE: Dal punto di vista botanico, gli asparagi selvatici sono i germogli di una pianta rizomatosa chiamata asparagina. Il rizoma si sviluppa in profondità nel terreno, creando una struttura reticolare. La parte aerea della pianta, che spunta dal rizoma, si presenta sotto forma di un lungo stelo legnoso di colore verde chiaro o verde intenso con sfumature violacee in prossimità della punta. La cima del germoglio, ovvero la parte più tenera e commestibile, prende il nome di turione. DISTRIBUZIONE: Crescono nei prati incolti, nelle radure e nelle zone boschive fino a 1300 metri. Molto diffusi nell’Italia centromeridionale, sono presenti quasi ovunque nella nostra penisola, ad eccezione di Piemonte, Valle d’Aosta e Trentino. Nel nostro territorio sono comuni negli anfratti dei muretti a secco, lungo le arterie rurali. CURIOSITA: già nei tempi antichi venivano consumati sia crudi che cotti non tanto per le qualità organolettiche, ma quanto per depurare fegato e apparato urinario (se usato nelle giuste quantità).
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Contrada PiacentiniLa località si colloca a circa 5 chilometri a Sud di Manduria ed a 600 m. a S-O del Monte dei Castelli. Nel 1903, presso la masseria omonima, oggi distrutta, furono rinvenute, due iscrizioni pubblicate dal Ribezzo prima e dal Parlangeli poi. La prima è su un frammento trapezoidale di lastra tufacea, che il Parlangeli ipotizza tra il III ed il II sec. a.C.. Si leggono due parole,: artas varetis. La seconda, rinvenuta assieme alla prima, si trova incisa sulle scanalature di un tamburo di colonna, che il Parlangeli ipotizza facesse parte di un tempio. L'iscrizione si compone di tre parole: tizao plaratames donrato.
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FLORA: L'ASFODELOL'asphodelus (L., 1753) è un genere di piante della famiglia Liliaceae che comprende diverse specie erbacee, note con il nome volgare di asfodelo. Il nome: deriva dal greco ἀσφόδελος (asphódelos=narciso). DESCRIZIONE: Foglie: strette e lineari, con l'estremità appuntita. Dal centro della rosetta emerge uno stelo nudo che porta una spiga di fiori più o meno ramificata. Fiori: iniziano a sbocciare già all'inizio di marzo (pianta molto rustica e resistente a condizioni meteorologiche avverse). La fioritura dura tutto marzo e metà aprile e abbelliscono di molto il paesaggio intorno Frutti :capsule tondeggianti Radice: commestibile DISTRIBUZIONE: Bacino del Mediterraneo e Asia Minore Gli asfodeli amano i prati soleggiati e sono invadenti nei terreni con rocce affioranti e nei terreni soggetti a pascolo perché le loro foglie si rigenerano in continuazione; i caprini se ne cibano sia quando le foglie sono fresche che quando sono secche a fine ciclo vegetativo, inoltre le capre sono ghiotte dei frutti secchi della pianta espulsi ancora attivi dalle deiezioni
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Insediamenti nel Bosco CuturiBosco Cuturi si colloca a circa sei chilometri da Manduria, a Sud del Monte dei Castelli. Gran parte dell'area boschiva si è sviluppata su antiche cave, cui sono probabilmente da collegare le carrarecce, poco profonde, che attraversano il bosco in più punti, provenendo da direzioni diverse. Ripetuti scavi clandestini hanno rivelato la presenza, all’'interno del bosco, di due aree archeologiche. La prima si colloca nei pressi del muro di confine prospiciente la masseria omonima; presenta blocchi da costruzione in pietra carparo, divelti dal loro sito originario, tegolame frammentato e numerosi mattoni in argilla. La seconda area archeologica si colloca a circa 400 metri dalla precedente, tra il muro di confine posto a N-O e la strada provinciale Manduria-S. Pietro in Bevagna. In quest'area i continui interventi dei clandestini hanno messo in luce numerose tombe scavate nel banco roccioso. Alcune presentano forma rettangolare e dimensioni variabili. Nei pressi o all'interno di alcune tombe sono ancora visibili i resti dell'originaria copertura, costituita da lastre in pietra e carparo locale.
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FLORA: L'ALLOROL'alloro (Laurus nobilis L., 1753) è una pianta aromatica e pianta officinale appartenente alla famiglia Lauraceae e al genere laurus. DESCRIZIONE: Si presenta, poiché spesso sottoposto a potatura, in forma di arbusto di varie dimensioni ma è un vero e proprio albero alto fino a 10 m, con rami sottili e glabri che formano una densa corona piramidale. Legno: aromatico ed emana il tipico profumo delle foglie. Foglie: ovate, sono verde scuro, coriacee, lucide nella pagina superiore e opache in quella inferiore. DISTRIBUZIONE: Mar Mediterraneo e Asia Minore. In Italia cresce spontaneamente nelle zone centro-meridionali e lungo le coste. L'ampia diffusione spontanea in condizioni naturali ha fatto individuare uno specifico tipo di macchia: la macchia ad alloro o Lauretum che si stabilisce nelle zone meno aride e più fresche dell'area occupata in generale dalla macchia. DIFFUSIONE: per seme (tramite uccelli); la moltiplicazione (per polloni) il che da vita a dei piccoli boschi prodotti da un solo individuo (cioè dei cloni dell'albero di partenza). CURIOSITA’: Nell'antichità greco-romana, l'alloro era sacro ad Apollo, e simbolo di sapienza e di gloria: di corone di a. si cingeva la fronte dei poeti e dei vincitori; ancora oggi l'alloro viene raffigurato su stemmi, medaglie, ecc. Di qui l'uso fig. per trionfo, premio, vittoria, gloria. In cucina è ampiamente consumato come ingrediente per soffritti, brodi di carne e arrosti mentre è di elevata fattura l'amaro che si può ricavare. Ottimi anche gli infusi (spesso in un mix con erbe) per alleviare la tosse.
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Masseria CampanellaNel 1977, durante i lavori agricoli a breve distanza da Masseria Campanella, vennero alla luce i resti di un insediamento neolitico. L'area interessata si colloca a circa 3 chilometri a Sud del centro urbano di Manduria. I reperti individuati in superficie attestano la presenza di un villaggio di capanne, del quale si sono recuperati resti di intonaco argilloso recante tracce di paletti e canne. Trovati, inoltre, frammenti di ceramica impressa, incisa e graffita con motivi piuttosto comuni nella produzione vascolare neolitica, quali unghiate, punzonature, zigzag, linee oblique, rette parallele, triangoli riempiti a reticolo. Non si segnala ceramica dipinta, mentre risulta recuperata un’ansa a rocchetto tipo Diana. L'industria litica, non molto abbondante, mostra frammenti di strumenti di selce ed alcune lamelle di ossidiana; è presente inoltre la pietra levigata. Il Neglia colloca la frequentazione dell'area intorno alla metà del V -inizi IV millennio a.C.
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Masseria delle MonacheMasseria delle Monache si colloca a circa tre chilometri a S-E del centro urbano di Manduria. Durante i lavori di sterro per l'apertura di una cava di materiale nella zona limitrofa sono venuti alla luce resti archeologici, che un intervento della Soprintendenza Archeologica di Taranto ha messo in sicurezza. Fondamenta in pietra carparo di probabili edifici, tuttora in sito, e altri blocchi da costruzione sono sparsi intorno, divelti dal loro assetto originario. La ricognizione dell'area ha evidenziato la presenza di abbondante tegolame, frammisto a mattoni in argilla rossastra; sono stati inoltre individuati resti di anfore, scorie di ferro e di piombo ed alcuni frammenti vitrei. Tra i numerosi resti vascolari sparsi in superficie si segnalano rari frammenti di ceramica a vernice nera di età ellenistica e numerosi resti di ceramica a vernice nera su pasta grigia, databili intorno al II-I sec. a.C. Ben rappresentati risultano i resti di epoca imperiale romana, costituiti da frammenti di ceramica aretina e da numerosi cocci in terra sigillata di difficile attribuzione tipologica.
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Insediamento AcquasantaraIn contrada Acquasantara, durante lavori agricoli effettuati nel 1989, vennero alla luce resti archeologici. L'area interessata si colloca a circa 4 chilometri a Sud di Manduria, è coltivata prevalentemente a vigneto e si presenta leggermente rialzata rispetto ai terreni circostanti. L'indagine di superficie ha permesso di individuare, sparsi su circa 2.000 mq. di terreno, numerosi frammenti di tegole, mattoni, anfore, pithoi, pietre macine e scorie ferrose. Su un basso muretto di confine, posto ad Ovest, si sono notati numerosi blocchi da costruzione in pietra carparo, perfettamente squadrati, recanti spesso incavi e modanature. Da tale muretto provengono un rocchio di colonna in pietra carparo, decorato con reticolo di rombi incisi, ed alcuni resti di pavimento su cocciopesto a tessere quadrangolari. Recuperalo alla base dello stesso muretto anche un capitello in pietra tenera, decorato con fascia di rettangoli contrapposti incisi. Le classi ceramiche, individuate in superficie, attestano una frequentazione dell'area dal IV sec. a.C. ad età imperiale romana. Al IV secolo rimandano, in particolare. alcuni resti di vasi a figure rosse, tra i quali si distinguono pareti di forme aperte decorate con spirali o palmette e un orlo di cratere apulo col tipico ramo d'alloro, a larghe foglie. Sono stati inoltre recuperati fondi e pareti di vasi a vernice nera e a vernice nera su pasta grigia, che si potrebbe datare, solo in maniera generica, tra il IV-III ed II-I sec. a.C. Ben documentate risultano, infine, le ceramiche di epoca romana imperiale.
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Contrada CurticauriLa contrada Curticauri si colloca a circa cinque chilometri a Sud di Manduria, a breve distanza dal Monte dei Castelli. In questa località, secondo un carteggio compilato da M. Greco e custodito nella biblioteca Marco Gatti, fu rinvenuta nel 1940 un'iscrizione, insieme a numerosissima quantità di cocci, pezzi di mosaico a tasselli bianchi, avanzi di filtri di piombo e frammenti di comici con fregi e rosette e un frammento di cippo o di colonna in carparo in cui sono incise su tre linee le seguenti lettere ΓΟL. O. MENERVA AIV A. Il Ribezzo la interpreta come un cippo e scrive: «L'iscrizione di Curticauri è di notevole importanza perché latina arcaica e solo di poco posteriore all'occupazione romana del 241 a.C.». Interpreta l’iscrizione come una formula arcaica di matrice messapica «Apollonii» e MENERVA. Interpreta, poi, AIV A con ANA con una divinità illirica. Paride Tarentini riferisce che il cippo è conservato nella biblioteca comunale «Marco Gatti» di Manduria.
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Masseria e jazzo MaserinòSepolcreto messapico, insediamento rupestre Le cave hanno tagliato parte di una vasta necropoli, testimoniata dalla presenza di numerose tombe profanate, particolarmente frequenti nelle aree risparmiate poste a Nord e ad Est della cava limitrofa a Masseria Maserinò. Le sepolture sono del tipo a fossa semplice, scavata nella roccia. Su alcuni speroni di roccia risparmiati dalla cava compaiono 12 grandi sepolture scavate nel banco roccioso, tipologicamente costituite da fossa e controfossa. L'opera devastatrice dei clandestini risulta ancora oggi particolarmente intensa e sistematica. Accanto alle numerosissime tombe profanate, compaiono spesso avanzi ossei e ridottissimi frammenti vascolari appartenenti all'originario corredo funebre costituito da vasi acromi e a vernice nera. La documentazione archeologica sinora recuperata pur non essendo sufficiente per inquadramenti cronologici precisi, consente comunque una generica datazione del sepolcreto tra il V ed il IV -III sec. a.C. All'interno dello lazzo Maserinò, sul margine Ovest dell'area cavata, vi era fino agli anni ‘90 un insediamento in grotta. L'impianto si presentava formato da quattro grotte; delle tre affiancate, due erano intercomunicanti e sì affacciavano su uno spiazzo, al quale si accede per due carreggiate ancora visibili, con solchi carrai profondi cm. 25.
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Lu ggiurnu di li parmi 'nzignalatuTesto dall'archivio di Alfredo Maiorana














